Berlusconi, Monti, la destra che non c’è. E Bersani esulta

di Antonio Del Giudice
Pubblicato il 8 Dicembre 2012 10:55 | Ultimo aggiornamento: 8 Dicembre 2012 10:55

Silvio Berlusconi, dopo un anno di ammuina, si ricandida a premier. Il paradosso italiano ricomincia come prima più di prima.

L’osannato (dallo stesso Berlusconi) governo Monti viene messo alla porta. Pierluigi Bersani, che spera di diventare premier col voto di marzo, lascia fare. In fondo, Mario Monti ha guidato per un anno un governo di lacrime e sangue, con una politica che il Pd ha dovuto ingoiare per liberarsi di Berlusconi e per non mettersi contro Napolitano. Monti ha fatto una politica oppressiva, di tasse e tasse, che ha aggravato la crisi e Bersani è ben felice che sia Berlusconi, il capo della destra, a buttare a mare la politica destrorsa di Monti, Passera e compagnia. La sinistra potrà vincere la partita in contropiede.

Ma da questo gioco dell’oca, viene fuori il quadro di un Paese stravagante, il solito. In questo momento si può notare una sinistra abbastanza vivace che fa il suo mestiere di sinistra, più o meno senza contraddittorio. La destra, intesa come liberale e magari liberista, semplicemente non c’è. Accusa la sinistra di essere il partito della spesa, ma i governi Berlusconi, in fatto di spesa, hanno fatto di peggio. Il Pdl non era meno statalista di Vendola, non dico del Pd. Perchè statalista era la cultura dei vari spezzoni che lo componevano: ex-democrtistiani, ex-socialisti, ex-missini. Liberali sono Martino e Urbani, soci fondatori di Forza Italia: erano due e sue sono rimasti, con l’aggiunta tardiva di Cazzola e Frattini.

Il paradosso sta nel fatto che siamo un Paese conservatore, quando non reazionario. Siamo un paese arretrato, che guarda con sospetto il mondo che corre. Siamo indulgenti con gli evasori, con il lavoro nero, abbiamo leggi arretrate in fatto di diritti civili, di bioetica e di diritti individuali. Siamo pronti a diventare clericali e a partecipare in massa ai Family-day, se possiamo raccattare qualche consenso. Siamo un Paese omofobo e maschilista. Siamo il Paese della cassa integrazione a vita, delle invalidità fasulle, dei lucratori di benefici per terremoti e calamità naturali anche se non ci spettano, degli statali fannulloni, delle aziende che privatizzano gli utili e pubblicizzano le perdite. Un Paese senza regole.

Se fosse vero che questi vizi sono propri della sinistra, ci dovrebbe allora essere una destra che quando governa fa il contrario. Non si ha memoria di una destra che ha fatto la destra. Storicamente, in economia, neanche il fascismo è stato di destra: inventò l’economia mista e lo Stato sociale, in un’Italia reazionaria e clericale nei costumi.

Il fenomeno si ripete ancora oggi. Restiamo un Paese di destra, ma di una destra liberale non si vede neanche l’ombra. Risorge dalle sue ceneri un berlusconismo ostaggio della Lega e dei populismi anti-europei, ma questa non è destra moderata e liberale che si racconta. La destra liberale in Italia semplicemente non c’è. Con buona pace dei Martino e degli Urbani.