Berlusconi prigioniero del conflitto di interessi. Come la giara di Pirandello

di Antonio Del Giudice
Pubblicato il 19 settembre 2013 8:12 | Ultimo aggiornamento: 19 settembre 2013 8:12
Berlusconi prigioniero del conflitto di interessi. Come la giara di Pirandello

Berlusconi prigioniero del conflitto di interessi. Come la giara di Pirandello

ROMA – Avete presente l’omino di Pirandello prigioniero nella giara che deve riparare? Ricordate come andò a finire la storia? Andò a finire che, ormai disperato, il padrone della giara la spinse verso un albero, mandandola in frantumi. L’omino uscì un po’ acciaccato, ma uscì.

Bene. Avete presente adesso la storia del conflitto di interessi del quale si parla da vent’anni? La questione era stata posta alla discesa in campo di Silvio Berlusconi. Qual era la questione è noto a tutti, ma val la pena forse rammentarlo. Dunque il conflitto di interessi consiste nella commistione fra politica e affari privati. Se fai l’imprenditore e fai anche le leggi, c’è il rischio che tu pensi alle faccende tue più che a quelle del Paese, cioè di tutti. Per Berlusconi la questione assumeva un risvolto più intricato, essendo il proprietario di Mediaset, concessionaria delle frequenze tv, che restavano e restano di proprietà dello Stato.

Non è il caso qui di ripercorrere vent’anni di dibattiti, di leggi mancate, di leggine fasulle e di compromessi. E’ noto, infatti, che il Cavaliere, portatore di interessi economici espansi e plurimi, ha fatto e disfatto davanti a una opposizione impotente e talvolta complice. Al punto che di conflitto si parla ancora, ma con sempre minor efficacia. Anche su questo punto, Berlusconi ha vinto.

O meglio avrebbe vinto, se anche per lui non ci fosse l’eterogenesi dei fini. Oggi, infatti, il Cavaliere è prigioniero, come l’omino della giara di Pirandello. Il conflitto che era il suo punto di forza è diventato il suo punto di maggior debolezza. Lui lo sa e finge di sostenere il governo delle larghe intese per amore dell’Italia e per senso dello Stato. In realtà, tutte le volte che nelle settimane passate ha minacciato di mandare a casa Enrico Letta, le azioni delle sue società hanno preso un colpo in Borsa, perdendo milioni di euro a decine. Il Cavaliere allora ha capito che deve stare nella giara finché qualche altro (il Pd?) non la sfasci con un calcione e lo liberi.

Solo così si spiega anche il videomessaggio di mercoledì pomeriggio. Disposto a tutto: a perdere il seggio di senatore, ad andare ai servizi sociali, a fare la figura del leader decotto che da vent’anni ripete sempre lo stesso copione. Ma per carità, giù le mani da Mediaset. Ricomincia da Forza Italia riesumata, come se non fossero passati vent’anni. E (forse) è disposto a fare la maledetta legge contro il conflitto di interessi. Magari.