Coronavirus cronaca di Pasqua, fra il Papa Francesco e Borrelli, fra morte e speranza

di Antonio Del Giudice
Pubblicato il 13 Aprile 2020 6:02 | Ultimo aggiornamento: 12 Aprile 2020 21:19
Papa Francesco, tampone effettuato

Papa Francesco: tampone lunedì, in Curia due positivi (Ansa)

Coronavirus. Pasqua di Resurrezione, una domenica di speranza e di tristezza.

Il vecchio Papa ha perso il sorriso, sembra un Cristo in croce più che il Risorto.

La Basilica di San Pietro è l’immagine della terra desolata.

La televisione diventa il canale della preghiera, finalmente interdetta per qualche minuto alle solite parole vuote o, peggio, rancorose.

Pasqua non è una festa, è il fiato sospeso dello sgomento.

Blindati in casa, col sole di primavera che illumina un mondo vuoto, bisogna ringraziare Iddio di essere in vita.
Neanche la Pasqua mi eviterà la pena della conferenza-stampa di Borrelli, Cireneo che porta la croce anche per conto mio.

Sono tentato di saltare l’appuntamento, ma sento un sapore di diserzione. Trattengo il fiato, aspetto i numeri che mi scordo subito. Respiro, ho afferrato soltanto che le cose vanno meglio. I morti sono qualche centinaio.
 Ricapitolo con me stesso, cerco di capire. C’è qualcosa che non va nel mio sentirmi più tranquillo. Io fino adesso l’ho scampata, il numero delle vittime cala. Dovrei essere contento… No, non lo sono…
C’è qualcosa di mostruoso nell’assuefazione. Mi basta che i morti diminuiscano. Come se il numero fosse il problema, non la morte. C’è qualcosa che non va. Come tutti, anch’io mi sto abituando al meno peggio. Un uomo che muore nell’anonimato delle statistiche non ha valore, se non statistico appunto.
Stiamo diventando becchini inconsapevoli.

C’è qualcosa di disumano nell’essere contenti che i numeri di Borrelli non riguardino noi, non riguardino me.

E più si allunga il tempo di questa tragedia, più ci abitueremo ai numeri sulle bare, non a un nome e a una croce.
Non è colpa mia, lo so. Ma il senso di colpa scava dentro di me, mette a repentaglio il mio incolpevole egoismo.

Che fare? Non sono sicuro che una mia preghiera avrebbe un valore. Una regressione infantile o una insicurezza da vecchio, non so. Ma non mi viene niente di meglio.