Coronavirus, lo sfogo di un settantenne: “Anche il cane ha capito che è grave”

di Antonio Del Giudice
Pubblicato il 23 Marzo 2020 7:45 | Ultimo aggiornamento: 22 Marzo 2020 21:01
Coronavirus, lo sfogo di un settantenne: "Anche il cane ha capito che è grave"

Coronavirus, lo sfogo di un settantenne: “Anche il cane ha capito che è grave” (foto ANSA)

Coronavirus. Un giretto col cane all’alba, una passeggiatina di venti minuti in assetto anticontagio, rigorosamente entro un raggio di quattrocento metri da casa, come ha disposto il sindaco di Pescara.

Mascherina, guanti, scarpe le solite ormai antivirus. Non si vede nessuno in giro, tranne gli addetti alla raccolta della differenziata.

Ogni giorno la stessa solfa.

Oggi è domenica, ma potrebbe essere martedì o mercoledì o un altro giorno qualunque della settimana.

C’è umido autunnale, il sole è in ritardo. Anche il cane ha poche pretese, ha capito che qualcosa non va. Fa quello che deve e rientra a casa sconsolato, anche lei, è una femmina.

Guardo il calendario. E’ ancora il 22 marzo. Ieri è arrivata la primavera, ma non se n’è accorto nessuno, neanche il cane. Un mese fa, guardavo il calendario e mi dicevo è già il 21 febbraio. Il tempo da un mese non passa più.

Mi guardo allo specchio, sto invecchiando a vista d’occhio, anche con il calendario fermo. Non ci posso credere.

Il barbiere è proibito, i capelli crescono più velocemente del solito. Capellone da anni Settanta del secolo scorso. Ho perso il conto dei giorni senza radermi.

Mi consolo con qualche buon vino.

C’è WhatsApp, per fortuna. Lo apro in video per concedermi un brindisi con i miei figli che vivono lontani da me, con i miei amici di Milano che stanno peggio di me.

E’ una consolazione. Le pesti precedenti non avevano questa videoscappatoia.

I giorni sono fermi, il calendario non la racconta giusta. Quando superi i settanta, vorresti frenare il tempo. Adesso che il tempo è fermo, vorresti spingere sull’acceleratore.

C’è qualcosa che non va. Il tempo è fermo e scorre contemporaneamente. Miracolo dell’epidemia.

Cerco notizie sui tg di Stato e altrove. Reggo finché si parla di numeri, di speranze e di strette sempre più strette.

Spengo il televisore al momento della polemica elettorale sulla pelle dei morti, e di noi che siamo ancora vivi.

Non so più se ha ragione il calendario a stare fermo o se ha ragione la mia voglia di correre verso la vecchiaia che comunque arriva.

Divano-letto-bagno-terrazzo, solito giro d’orizzonte fermo-immagine.

Adesso che mi è arrivata la cyclette, magari posso correre più velocemente verso l’uscita dall’incubo quotidiano. Magari.