De Luca è il nuovo Bossi di un’Italia capovolta: a populista, populista e mezzo

di Antonio Del Giudice
Pubblicato il 28 Luglio 2020 7:22 | Ultimo aggiornamento: 27 Luglio 2020 22:29
De Luca Vincenzo nella foto nuovo Bossi di un'Italia capovolta: a populista, populista e mezzo

De Luca nuovo Bossi di un’Italia capovolta: a populista, populista e mezzo

Coronavirus e populismo. Ai tempi gloriosi di Umberto Bossi la polemica nord-sud era aspra non poco.

Il fondatore della Lega chiamava “terroni” i nati nel Regno delle due Sicilie. Incensi al dio Po e adunate oceaniche di nuovo conio.

Le avanguardie nordiste, presenti in massa negli stadi, traducevano il pensiero del Capo. “Forza Vesuvio” era l’augurio più gettonato. Che Napoli diventasse la nuova Pompei sembrava spiritoso ai simpatici energumeni della domenica sportiva.

La Lega contava ancora poco, anche se si era dato un Parlamento Padano in un vecchio e malandato palazzo del Mantovano. Al tempo lavoravo alla “Gazzetta di Mantova”. La mia origine pugliese mi autorizzava a sentirmi “terrone” a pieno titolo.

La Lega bossiana aveva chiaro, a suo modo, il quadro delle due Italie. Il Nord che sgobbava da un lato, il Sud che si grattava da pancia dall’altro. A ognuno il suo, e ognuno per la sua strada. Concetto grezzo, un po’ razzista, ma chiaro e politico.

Si sa com’è finita. La Lega di Bossi è sparita con i 49 milioni di euro del finanziamento pubblico. Il Dio Po ha messo in campo la Lega di Matteo Salvini premier, che è del Nord, ma è anche siciliana, abruzzese, campana, pugliese…

Le prediche che il folklore bossiano mandava in diretta dalla Valtellina si sono spente. Il Salvini ha trasferito il pulpito sulla spiaggia del Papeete e si allunga, lui di persona, nei villaggi siciliani, abruzzesi, campani, abruzzesi….

Non più in nome della Padania, ma in nome del Popolo italiano, l’invasione s’avanzava e si avanza come al tempo dei longobardi. Ma il nuovo Conquistatore non aveva fatto i conti con Vincenzo De Luca, principe di Salerno e governatore della Campania.

Il quale De Luca, memore della lezione di Giulio Andreotti, buonanima, applica il principio di ogni buona politica. A populista, populista e mezzo. Sicché la lotta all’ultimo sangue è diventata il dileggio all’ultimo morto di Coronavirus.

Non c’entra la parte politica. De Luca sarebbe di centrosinistra, come il sindaco di Milano Sala. Ma, nel momento in cui il Napoletano picchia come un fabbro sulla Lombardia del leghista Fontana, non salva nessuno, nemmeno Sala.

De Luca è il nuovo Bossi alla rovescia, ma non è il solo. Michele Emiliano, centrosinistra, fa di meglio. Alla ricerca della riconferma a governatore della Puglia, intruppa nelle sue liste anche un sindaco neofascista, un figlioccio di Rauti…

Il Nord contro Sud di trent’anni fa è diventato scontro campale tra Cacicchi (copyright D’Alema). La scomparsa dei vecchi partiti non poteva che finire così. Il Coronavirus ha accresciuto paure ed egoismi. Il populismo è la cruna dell’ago dove dovrà passare il cammello.