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Guglielmo Epifani segretario Pd: non solo organizzare ma amalgamare ex Dc e Pci

di Antonio Del Giudice
Pubblicato il 14 Maggio 2013 4:06 | Ultimo aggiornamento: 13 Maggio 2013 22:29
guglielmo epifani

Guglielmo Epifani: un socialista guida gli ex comunisti del Pd

L’ hanno capita tardi, ma l’hanno capita. Gli ex-comunisti, maggioranza nel Pd, hanno scelto un “traghettatore” in stato di necessità ed hanno scelto Guglielmo Epifani, l’ultimo dei moicani con una storia di socialista. Epifani non ha accarezzato l’idea di una rinascita del Psi, dopo la caduta di Bettino Craxi, e non ha mai pensato che la storia di un socialista potesse finire nel calderone berlusconiano, come hanno fatto Maurizio Sacconi, Renato Brunetta, con la fila che si allunga fino a Stefania Craxi. Guglielmo Epifani è stato il solo segretario generale della Cgil di provenienza socialista, essendo la Cgil roccaforte salda di comunisti ieri e di ex-comunisti oggi.

La scelta dei maggiorenti del Partito democratico non ha sorpreso, anzi. Ed è stata giustificata con l’equilibrio proverbiale del personaggio e con la sua esperienza di organizzatore del più grande sindacato italiano. Tutte cose vere, necessarie ma non sufficienti a spiegare il “traghettatore” che dovrà portare il Pd a congresso, dopo i quattro anni di Pier Luigi Bersani finiti a coda di pesce.

La fusione fra cattolici ed ex-comunisti ha mostrato i suoi limiti, i giovani turchi non vengono considerati ancora affidabili dal vecchio gruppo dirigente, Massimo D’Alema in testa. E, comunque, il tutto contro tutti che vige attualmente nel Pd, ha richiesto una scelta “terza”. La quale scelta è caduta su Epifani, non casualmente, visti i segnali spazientiti che arrivavano dal Quirinale. Il presidente Giorgio Napolitano, si sa, è stato un fautore dell’unità socialisti-comunisti in tempi lontani e non sospetti. E, per questa ragione, è stato sempre minoranza nel vecchio Pci, insieme a Gerardo Chiaromonte, Emanuele Macaluso, Paolo Bufalini, tutti allievi di Giorgio Amendola. L’input di Napolitano non è stato secondario nella scelta del sindacalista socialista.

Ora, al di là delle capacità di Epifani, bisognerà attendere per capire come andrà avanti la fusione fra cattolici ed ex-comunisti. Fino ad oggi, infatti, e fuori del progetto prodiano dell’ Ulivo, la convivenza non è stata sempre idilliaca. Epifani avrà il compito, da qui a ottobre, di amalgamare due difficili elementi socio-politici e non sarà come mescolare latte e caffè.

Il tempo non è tanto, neanche per un esperto organizzatore come lui. Ma il problema non sarà di sola organizzazione, se si vuole che le due vecchie culture politiche rinuncino alle reciproche diffidenze. Dando per scontato -cosa che non è- che la scelta “socialista” non sia arrivata in ritardo e ammesso che i cattolici la “digeriscano” per davvero.