Lega, fra referendum, regionali, arresti e dissenso: si è sciolta nel mojito?

di Antonio Del Giudice
Pubblicato il 13 Settembre 2020 9:53 | Ultimo aggiornamento: 13 Settembre 2020 20:41
Lega, fra referendum, regionali, arresti e dissenso: si è sciolta nel mojito? Nella foto Luca Zaia

Lega, fra referendum, regionali, arresti e dissenso: si è sciolta nel mojito? Nella foto Luca Zaia

La battaglia referendaria sul taglio dei parlamentari sta mettendo a nudo le contraddizioni interne ai partiti. In particolare la Lega.

II SI prevale nelle decisioni dei vertici, il NO qualifica le dissidenze, situazione rovesciata per Forza Italia perché Berlusconi ha deciso di distinguersi, di stare fuori dal mucchio.

Il Pd ha scelto a larga maggioranza del gruppo dirigente, su proposta di Nicola Zingaretti. Una scelta obbligata per non sfasciare il governo e non peggiorare i rapporti con gli alleati del M5 Stelle. Già l’alleanza traballante per le regionali è un problema. Aggiungerci anche il NO sarebbe stato devastante. La fronda farà il suo corso.

Fratelli d’Italia, monolito del Si

Fratelli d’Italia appare un monolite del SI, per la sua natura populista non molto diversa da quella dei grillini. A populista populista e mezzo, andreottianamente. La Meloni crede di poter assestare la mazzata decisiva a Conte sommando referendum e voto regionale. Naturalmente si tratta di ipotesi, del doman non v’è certezza.

Anche la Lega ufficialmente vota SI, Salvini guida le sue truppe senza tentennamenti, ma qualche scricchiolio comincia a sentirsi in tanta marmorea compattezza. Il Capitano non ha messo in conto gli imprevisti o li ha messi fin troppo.

È impegnato in Toscana, ventre a terra, a mandare a casa gli ultimi comunisti che da mezzo secolo dominano la terra di Dante. Così Salvini non si accorge forse, o forse se ne accorge benissimo, di quello che nel frattempo muta nel suo partito.

Zaia ovvero Lega contro Lega

Il governatore del Veneto Luca Zaia, candidato a stravincere, punta con la sua Liga a doppiare i voti della Lega milanese e salviniana. Sull’asse Venezia-Vicenza-Padova-Verona si prepara il futuro di una nuova Democrazia più o meno Cristiana, non populista, europeista, inchiodata nell’Occidente.

Non è un caso che Giorgetti, già braccio destro di Salvini e democristiano di indole e di prospettiva, abbia solennemente annunciato il suo NO al taglio dei parlamentari, giudicato pericoloso per la vita delle istituzioni.

Giorgetti parla quando hanno appena arrestato i tre commercialisti vicino alla Lega di Salvini.
 E se il sogno del Papete si fosse dissolto con i fumi del mojto?