Matteo Renzi vola nei sondaggi: via art.18, sì Jobs act per creare nuovo lavoro

di Antonio Del Giudice
Pubblicato il 12 ottobre 2014 12:35 | Ultimo aggiornamento: 12 ottobre 2014 12:47
Matteo Renzi vola nei sondaggi abolendo art.18, condizione per nuovo lavoro

Matteo Renzi. Cresce il consenso, con l’abolizione dell’art.18

ROMA. Dopo la grande bagarre del Senato sul Jobs Act, e segnatamente sull’articolo 18, arriva il sondaggio di Demos su “Repubblica” a farci sapere che il Pd di Matteo Renzi è sopra al 41 per cento, che l’M5S di Beppe Grillo è al 20, che Forza Italia di Silvio Berlusconi è al 16 e la Lega di Matteo Salvini è al 9.

Ilvo Diamanti ci spiega che piccoli imprenditori e liberi professionisti lasciano la destra e si mettono nella scia del premier. Il che vuol dire che il lavoro è l’asso nella manica di Renzi: al paese interessa soltanto il dramma che vivono milioni di italiani, specie giovani. Vuol dire che, del pacchetto riforme, non fanno breccia né il Senato retrocesso né le Provincie simil-abolite.

Perché il lavoro? Al di là del suo lato drammatico, il Jobs Act promette di mettere mano alle centinaia di forme di precariato e all’abuso che se ne fa; di creare incentivi per le assunzioni a tempo indeterminato; di ridurre il contenzioso sui licenziamenti, mantenendo le garanzie minime; di aumentare le reti di salvataggio.

Adesso bisognerà aspettare il voto (scontato) della Camera e poi la scrittura della norma, per tirare le somme.

Ma un fatto è certo, la sinistra barricadiera e la destra dura e pura non vanno da nessuna parte, a leggere il sondaggio di Demos.

La mossa disperata della Cgil di minacciare l’occupazione delle fabbriche è, appunto, disperata. Sembra tornato il clima della scala mobile abolita da Craxi.

Quel che colpisce di più, in questo quadretto, è che neanche le accuse di “neo-fascismo” nuocciano a Renzi. Forse perché nessuno vede pericoli per la democrazia. O perché la condizione sociale è così fuori controllo che anche un simpatico Tiranno va bene al popolo.

Fu la terribile situazione del reduci della Grande Guerra a portare Mussolini al potere: nessuno, oggi, pare temere le stesse conseguenze.

Il centralismo democratico che Renzi invoca e attua non ha a che vedere con i mazzieri in camicia nera. Forse e senza forse, farebbe meglio il premier a non minacciare “processi” ai dissidenti. Ma neanche questo interessa molto al popolo.

Il sondaggio di Demos dice che l’attesa per la riforma del lavoro è la sola faccenda che mette insieme la stragrande maggioranza degli italiani. E’ una speranza forte che dà ossigeno al premier.

Ed è sul futuro di questa speranza che Renzi si gioca il futuro. Se ce la fa, ci toccherà per vent’anni, Se non ce la fa, si riapriranno tutti i giochi, e saranno le urne a decidere il suo e nostro futuro.