Pasqua di Coronavirus a Pescara, via dal mare, senza agnello

di Antonio Del Giudice
Pubblicato il 10 Aprile 2020 6:42 | Ultimo aggiornamento: 9 Aprile 2020 23:42
Pescara, Ansa

Pasqua di Coronavirus a Pescara, via dal mare, senza agnello (foto Ansa)

ROMA – Coronavirus. Un folle atleta solitario corre in riva al mare braccato dalla polizia.

Il video fa il giro del mondo. Chi si indigna e chi la mette in risata. Una bravata da deficienti.

Il sindaco di Pescara, la mia città di adozione e di esilio, ha emesso una ordinanza in aggiunta alle disposizioni del governo sulla santa Pasqua agli arresti domiciliari.

E’ fatto divieto assoluto di avvicinarsi al mare per tutto il tratto di riviera e di spiaggia, poco meno di venti chilometri. Chi si preparava alla furbata di Pasquetta è servito.

E anche chi ciancia al golpe contro le libertà democratiche. Lunedì sera faremo il conto degli idioti e dei libertari a costo della vita degli altri. Non credo saranno molti, nonostante il diritto ad alzare il gomito per celebrare la resurrezione di Nostro Signore.

Gli scienziati di buon senso dicono che si tratta di esagerazioni, che il virus all’aperto non ha spazio per fare danni. Ci credo, ma conosco anche il piacere dell’uomo che esagera nella trasgressione, nel piacere di farsi male.

Tocca dunque sacrificarsi per il bene comune, e lo farò assai volentieri.

Ancora più convinto dalle immagini del deserto di sabbia con rare casette minuscole, una goduria surreale che sembra dipinta da De Chirico. 

Questo è il mare che piace a me, non la selva di ombrelloni, di tribù vocianti, di panini unti e di gelati da catena di montaggio.

Di estate giro alla larga, l’inverno è il mio mare. Starò in casa con mia moglie e il cane. Faremo il pranzo di Pasqua, che non sarà diverso da quello quotidiano del Coronavirus.

Carne no. Non ho nessuna voglia di fare la coda alla macelleria e poi la strage degli agnelli mi fa impressione.

Faremo il sacrilegio di non mangiare agnello nella terra dei pastori di d’Annunzio. Senza agnello o capretto, non è Pasqua, ma anche con tanti morti da Coronavirus non è Pasqua.

Non che la mia “penitenza” possa giovare a qualcosa, meno di una goccia nel mare, certo, ma sarà il mio modo di pregare. In attesa che arrivi la Pasqua vera, il nostro passaggio in questo Mar Rosso di quotidiana sventura.

La Pasqua sarà da festeggiare quando i nostri scienziati ci avranno capito qualcosa, le nostre mascherine saranno superflue, respirare non sarà pericoloso, quando le nostre vite torneranno alla normalità.

Ma ci sarà di nuovo una normalità come l’abbiamo conosciuta prima della Bestia?