Quote rosa , donne chiedono spazio, gli uomini non mollano la poltrona

di Antonio Del Giudice
Pubblicato il 8 marzo 2014 10:53 | Ultimo aggiornamento: 8 marzo 2014 10:53

renzi-napolitano-e-le-otto-ministreROMA –  Nell’anno del governo più nutrito di donne, riscoppia la grana della parità di genere. La scelta del premier, Matteo Renzi, è stata elogiata in pubblico e dileggiata in privato come atto di pura propaganda. Un paradosso italiano, uno dei tanti. Novanta parlamentari di ogni colore politico chiedono che nella nuova legge elettorale sia espressamente regolata la presenza delle quote rosa. Richiesta legittima, in un Paese refrattario a riconoscere al genere femminile la capacità di intendere e di volere.

Richiesta vieppiù legittima, se si pensa che nelle prossime elezioni comunali il voto di genere sarà obbligatorio: un uomo una donna. Richiesta persino ovvia, se si considera che oggi le donne corrono più veloci degli uomini, che hanno più “fame”, che credono di più in quello che fanno. che meglio si adattano alla crisi (Istat dixit). Ma i Palazzi romani faticano a riconoscere la realtà, la sinistra è (quasi) favorevole, la destra nicchia, nonostante le belle parole di Silvio Berlusconi, noto esperto di donne. Mentre le liste per le elezioni europee già si popolano di vecchie novità come Clemente Mastella e Claudio Scajola.

Siamo un Paese stravagante, dove le dichiarazioni di principio cedono volentieri il passo al principio opposto. Non si sa mai se prendere sul serio i pronunciamenti della politica o fare spallucce stando al gioco. A molti, in passato, le quote rosa sono sembrate una forzatura, nel senso che non si può costringere un popolo a “crescere” per legge. Un pensiero condivisibile, per via di logica. Ma visto l’andazzo dei nostri costumi, imporre l’obbligo per legge è sembrata una scelta senza alternative.

La cosa è andata avanti finché si è trattata di comizi e di chiacchiere da salotto. Quando il Parlamento è stato chiamato a legiferare di conseguenza, la navigazione è diventata uno slalom tra gli scogli. Doveva andare de plano, la faccenda. E invece no, è tutto un distinguo, perché? Semplicemente perché gli uomini non sono disposti a mollare i posti in Parlamento, un dramma che diventerà tragedia con l’annunciata abolizione del Senato. Ma ve li vedete, voi, tre-quattrocento parlamentari che si gigliottinano con le proprie mani?

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Eppure una soluzione ci sarebbe. La legge elettorale in discussione prevede le liste bloccate, cioè niente preferenze. Bene. I partiti che dicono di volere le quote, le applichino pure in assenza di una legge. Facciano liste alternate fra un uomo e una donna, distribuiscano di conseguenza i capilista, e il problema si risolve da solo. Sarebbe un modo di capire chi, al di là dei proclami, vuole le quote e chi no. Chi le vuole, le applichi in casa propria.