Renato Brunetta, Fregoli socialista di Berlusconi e del berlusconismo

di Antonio Del Giudice
Pubblicato il 29 Ottobre 2013 8:24 | Ultimo aggiornamento: 29 Ottobre 2013 0:36
Renato Brunetta, Fregoli socialista di Berlusconi e del berlusconismo

Renato Brunetta: da socialista a ultra berlusconianoi

Autunno di scomuniche nel tempio del Centralismo padronale. Come ai bei tempi delle purghe staliniane, può toccare a tutti, basta sbagliare una mossa. L’indecisione del capo, Silvio Berlusconi, sta creando scompiglio tra i luogotenenti. Forza Italia sì-Forza Italia vediamo; governo sì-governo vediamo-governo no. Persino Renato Schifani, il fedelissimo che si tagliò il riporto per non dispiacere al Presidente, persino lui rischia l’anatema. Perché non è facile stare con Enrico Letta e con Berlusconi, col Pd e con la decadenza di Berlusconi da senatore, con Alfano e con il Capo. In ogni istantanea, si rischia di restare fuori dalla foto, se non si sta incollati a Berlusconi.

Il povero Renato Schifani non è l’unico che vorrebbe avere il dono dell’ubiquità, senza essere frainteso. Sono molti i berluscones che vorrebbero tutto e il contrario di tutto per salvare la pelle politica. Uno dei più agitati, .complice il suo carattere amfetaminico, è l’altro Renato, il capogruppo alla Camera professor Brunetta, al tempo più craxiano di Bettino Craxi e, negli ultimi vent’anni, più berlusconiano di Berlusconi.

Ogni giorno Brunetta se ne deve inventare una. Lui guarda all’umore del Capo come i contadini guardano al cielo per capire se piove. Per sfuggire al radar entra ed esce dalle vesti di economista, di ex-ministro fustigatore dei fannulloni, di pensatore politico, di columnist che non le manda a dire alla Rai e a Fazio, di uomo di Stato e di populista. Una specie di inafferrabile Fregoli preoccupato di avere il travestimento giusto quando il Cavaliere fermerà la pallina della roulette. Come scrisse una volta un celebre psicologo, per azzeccare una previsione basta mettere in conto tutte le probabilità. E’ quello che fa Brunetta ogni giorno.

L’unico rischio che il professore (e non solo lui) corre è di restare metà di qua e metà di là, quando il domatore Berlusconi chiuderà le gabbie del bestiario.