Sandro Bondi rimpiange il centralismo democratico: ecco il centralismo padronale

di Antonio Del Giudice
Pubblicato il 22 Ottobre 2013 10:44 | Ultimo aggiornamento: 22 Ottobre 2013 10:44
Sandro Bondi rimpiange il centralismo democratico: ecco il centralismo padronale

Sandro Bondi: una salutare nuotata dal centralismo democratico a quello padronale (Foto LaPresse)

Che il Pdl finirà di lacerarsi fra le vicende personali di Silvio Berlusconi e il governo di Enrico Letta è cosa ormai pacifica. L’ultimo documento dei 24 senatori “lealisti” verso Palazzo Chigi mette paletti ben fissi. È un modo per preavvertire Berlusconi che certo, in caso di decadenza, l’ammuina solidale non mancherà; ma che l’interesse del Paese è un altro: un governo che faccia qualcosa di buono, se ci riuscirà.

È un altolà a Berlusconi che, dopo la fiducia sofferta e stracciata di due settimane fa, già pensa alle elezioni, se il voto del Senato lo accompagnerà alla porta.

Lo scenario è drammatico, ma c’è chi si incarica di farlo diventare surreale. A chi tocca? Naturalmente a Sandro Bondi, l’esecutore che non chiede mai perché. Bondi -altro che falco- è piombato come una fortezza volante sui 24 e, questa volta, senza il solito sorriso sule labbra livide.

Accuse ai reprobi di “correntismo” che è il gemello di “frazionismo”, la vecchia formula che scomunicava i comunisti non obbedienti al tempo del Pci, oggi sarebbero “i diversamente comunisti”. Non è un caso che sia Bondi a indurire i toni da scomunica. Lui è il più classico dei comunisti folgorato sulla via di Arcore. Il vecchio Pci ormai diviso in “correnti” non gli stava più bene. Il suo ritrovato spirito liberale aveva bisogno di un piccolo padre, dopo le perdute certezza del sol dell’avvenire. Chi meglio di Berlusconi?

E così da vent’anni Sandro Bondi è il trapianto meglio riuscito dal “centralismo democratico” al “centralismo padronale”. E’ lui il più fedele esecutore della linea e l’ideologo delle politiche culturali. Lui, la frontiera avanzata dell’intransigenza, ben oltre la linea del Capo. Il quale decideva di votare la fiducia a Letta mezz’ora dopo che il fido Bondi aveva annunciato la sfiducia. Il mite Sandro non fece una piega, come sempre. Il massimo della protesta, la sua personale astensione. Il massimo della ribellione al Capo, sempre pronto a perdonarlo.

Adesso ci sono da mettere in riga i “traditori”. Ci penserà ancora lui, il Mite con sorriso livido da vecchia zia che, usciti di casa gli ospiti, butta per aria tutto quel che le capita in mano.