Sinodo sulla famiglia. La Chiesa di Francesco guarda ai “naufraghi” del mondo

di Antonio Del Giudice
Pubblicato il 27 Giugno 2014 9:53 | Ultimo aggiornamento: 27 Giugno 2014 9:53
Sinodo sulla famiglia. La Chiesa di Francesco guarda ai "naufraghi" del mondo

Sinodo sulla famiglia. La Chiesa di Francesco guarda ai “naufraghi” del mondo

La Chiesa di Papa Francesco guarda al mondo per quello che è, e non per quello che vorrebbe che fosse. Il Sinodo straordinario della famiglia dice questo, ed è la guida della Laboris Instrumentum, la base di discussione presentata dal cardinale Lorenzo Baldisseri.

La Chiesa, dunque, gesuiticamente si adegua al mondo? Fa sue le mode e i costumi del nostro tempo? Accetta che il peccato vinca sotto forma di aborto, divorzio, matrimoni omosessuali, figli in provetta e quant’altro?

Non proprio. L’arcivescovo Bruno Forte, teologo e segretario speciale del Sinodo del prossimo ottobre, la mette così: la misericordia non favorisce i naufragi, ma ha il dovere di accogliere i naufraghi. Vuol dire che la Chiesa prende atto della contemporaneità e, pur non condividendone le deviazioni, si prepara a soccorrere i “peccatori”.

La svolta di Francesco, che riprende il fervore del Concilio Vaticano II, annuncia un Concilio Vaticano III, ma soprattutto si cala nella storia del mondo. La svolta non è il frutto di studi teologici, è il risultato delle centinaia di migliaia di domande che le Diocesi di tutto il mondo hanno rivolto ai fedeli. Dai questionari viene fuori una risposta scontata: la Chiesa è lontana dai bisogni dei fedeli così come sono oggi, e non come in teoria dovrebbero essere.

I fedeli oggi sono alle prese con i problemi di coloro che fedeli non sono: controllo delle nascite, divorzi, tragedie familiari, secondi e terzi matrimoni, omofobia e unioni omosessuali, battesimo ai figli di coppie gay, sacramenti negati ai peccatori. Vero è che c’è ancora qualcuno, come quel parroco piemontese, che ritiene la convivenza più grave dell’omicidio. Ma è anche vero che si tratta di retroguardia ormai più vicina al folklore che alla dottrina.

La Chiesa, dunque, tira le somme dei questionari e decide che non può più stare a guardare. E, a cinquant’anni dal Concilio Vaticano II, riprende la sua marcia nel mondo non fuori dal mondo. Parla di controllo delle nascite, di recupero dei divorziati ai sacramenti, di rispetto per le unioni gay mentre difende strenuamente la differenza sessuale come principio naturale, si pone il problema del battesimo a tutti i bambini, a prescindere dalla condizione dei loro genitori. L’accoglienza ai naufraghi, nel nome della misericordia, come dice Bruno Forte.

Questo saranno il Sinodo straordinario di ottobre, e poi quello dell’anno prossimo.

Tutto liscio? E’ facile prevedere che la strada degli innovatori, non più minoranza, sarà lastricata di problemi. Ci saranno i conservatori che difenderanno la tradizione, secondo la quale il peccatore tale è e rimane e che la misericordia non può diventare eresia neo-protestante. Ci sarà battaglia e qualcuno prenderà una strada diversa, sull’esempio dei tradizionalisti lefebvriani. Ma nulla sarà come nel passato. Perché non c’è più un Soglio pietrino che fa un passo avanti, uno indietro e uno di lato.

Su quel soglio siede ora Francesco, già cardinale Jorge Mario Bergoglio, prete delle favelas di Buenos Aires, il primo gesuita Papa in duemila anni di Cristianità, o meglio nei secoli in cui sono esistiti i gesuiti. Non più un papa re o un papa diplomatico. Un soldato della Compagnia di Gesù di Ignazio di Loyola, stessa scuola di Carlo Maria Martini, il cardinale del rinnovamento che per mezzo secolo ha parlato la lingua che oggi parla il Sinodo.