Berlusconi ci fa o ci crede? “Via l’Imu o sbatto la porta”

di Antonio Sansonetti
Pubblicato il 30 Aprile 2013 16:57 | Ultimo aggiornamento: 30 Aprile 2013 17:55
Berlusconi ci fa o ci crede? "Via l'Imu o sbatto la porta"

Berlusconi al Senato durante il voto di fiducia al governo Letta (LaPresse)

ROMA – Ma Berlusconi ci fa o ci è? È lui, il capo del centrodestra, ad aver aperto la giornata così: “Se non c’è la cancellazione dell’Imu, non ci stiamo” nel governo al quale si apprestava a votare la fiducia. Minaccia neanche tanto velata a Enrico Letta e a quei settori del Pd che già si dimostrano scettici riguardo alla promessa principale, quella più a breve termine, del neo premier: a giugno l’Imu sulla prima casa non si paga.

Il ministro dei Rapporti col Parlamento Dario Franceschini si è affrettato a precisare che “Quella annunciata ieri dal premier è solo una proroga della rata di giugno”. Il ministro per gli Affari regionali Graziano Delrio, renziano del Pd, ha detto che “La rata di giugno dell’Imu verrà sospesa in attesa di un nuovo regime che possa aiutare le famiglie meno abbienti”.

Ma è subito insorto il Pdl: Altero Matteoli, Angelino Alfano, Renato Brunetta, Anna Maria Bernini. Un coro: l’eliminazione dell’Imu è “imprescindibile” e in merito “non c’è nessun dubbio da chiarire”.

Poi a Palazzo Madama è arrivato Berlusconi, per la prima volta nella sua vita senatore della Repubblica. Baciamano al neoministro dell’Agricoltura Nunzia De Girolamo, chiacchierata cordiale con Mario Monti, strette di mano anche con i grillini… sorrisi a chi gli chiede se vuole fare il presidente della Convenzione che si occuperà di riformare la Costituzione e la legge elettorale: “Certo, mi vedo bene: sono il più bravo in tutto”.

Finito lo show, la stoccata indirizzata a Letta e al Pd: “Certo che sono fiducioso sia sull’abolizione che sulla restituzione (dell’Imu). Non sosterremmo un governo che non attua queste misure né lo sosterremmo dall’esterno. Abbiamo preso un impegno con gli elettori e vogliamo mantenerlo”.

Berlusconi sembra così confermare i sospetti di chi pensa che voglia staccare la spina al governo quando gli pare, come ha fatto col governo Monti: intestare le misure impopolari all’esecutivo sostenuto fino a un attimo prima, rottamarlo come una “bad company” e presentarsi alle prossime elezione come la “new company”. Un trucco che il 24 e 25 febbraio ha quasi funzionato.

Ora Letta sa che l’Imu va eliminata e che la sospensione della rata di giugno deve essere il primo passo verso l’addio all’odiata imposta sulla casa. Poi, come è probabile, non quadreranno i conti, i Comuni si troveranno con le casse vuote, e l’Imu rientrerà dalla finestra, magari con un altro nome. Ma l’importante è che alla prossima campagna elettorale si possa dire “abbiamo abolito l’Imu”, così come era stata abolita l’Ici.