De Bortoli sussurra lo scoop: “Nel 2011 era pronto decreto per chiudere i mercati”

di Antonio Sansonetti
Pubblicato il 24 Luglio 2013 16:19 | Ultimo aggiornamento: 24 Luglio 2013 16:31
De Bortoli sussura lo scoop: "Nel 2011 era pronto decreto per chiudere i mercati"

La prima pagina del Corriere del 29 settembre 2011 in cui si rivela il testo della lettera della Bce al governo italiano (clicca sull’immagine per ingrandirla)

ROMA – Una bomba stava per esplodere nel novembre del 2011: un decreto che avrebbe chiuso i mercati finanziari in Italia. La bomba è stata fatta brillare dall’artificiere Ferruccio De Bortoli, in un editoriale sul Corriere della Sera dal titolo “Un delicato anniversario”. Il rumore della bomba pare non l’abbia sentito nessuno, a iniziare dal Corriere, che in prima pagina e nelle pagine interne dà più spazio al decreto del Fare, al Royal Baby, al caso Shalabayeva, a Dolce e Gabbana.

Oltre al Corriere, che pare aver ignorato uno scoop dato dal suo stesso direttore, nessun giornale o sito ha ripreso la notizia, tranne Dagospia. Strano. Ecco cosa ha scritto De Bortoli:

“L’episodio è inedito ma, nelle ore più drammatiche di quel tardo autunno, un decreto di chiusura dei mercati finanziari era già stato scritto d’intesa con la Banca d’Italia. Quel decreto rimase in cassaforte — e speriamo che vi resti per sempre —, ma vi fu un momento nel quale temevamo di non poter più collocare sul mercato titoli del debito pubblico”.

La rivelazione viene fatta tra le righe, en passant, quasi fosse una confidenza fatta al vicino di divano nell’atmosfera felpata di un salotto. Invece è un editoriale sul primo giornale d’Italia.

De Bortoli poi prosegue paragonando il momento che portò alla nascita del governo Monti, (cui viene tributata lode postuma: “Le troppe critiche offuscano i non pochi meriti”), alla fase che ha originato il governo Letta. Il “delicato anniversario” è il 5 agosto 2013: ricorreranno i primi cento giorni dell’esecutivo di larghe intese “tanto fragile quanto necessario” (secondo De Bortoli) e i due anni dalla lettera “segreta” che la Bce inviò a Silvio Berlusconi.

“Non il 25 luglio del ’43 ma, più modestamente, del 5 agosto del 2011, quando il governo Berlusconi ricevette la contestata lettera della Banca centrale europea, allora a guida Trichet, controfirmata da Draghi, ancora Governatore. Il Cavaliere considera quella missiva, che conteneva una serie di impegni immediati, alla stregua di un golpe europeo. In realtà il governo, dopo il vertice di Cannes, nel quale si prese l’impegno del pareggio di bilancio, non stava più in piedi. La lettera della Bce rappresentò un ultimo atto di fiducia, preceduto da acquisti di titoli italiani per 160 miliardi. L’enfasi era sulle riforme per la crescita. Che, a parte le pensioni, sono ancora oggi da fare. La situazione precipitò poi in novembre favorendo il traumatico cambio a Palazzo Chigi”.

Quel che De Bortoli non dice è che quella lettera fu fabbricata a Roma, come rivelarono ministri dell’allora governo, Giulio Tremonti e Renato Brunetta. Quella lettera fece un viaggio di andata e ritorno, e a fare da postino all’opinione pubblica italiana – quasi due mesi dopo, il 29 settembre 2011 – fu proprio De Bortoli, che con uno scoop sul Corriere pubblicò il contenuto della missiva “da Bruxelles”.

Nel testo Banca centrale europea e Banca d’Italia invitavano il governo a riforme radicali (leggi: tagli a stato sociale e spesa pubblica; privatizzazioni) per non finire in un baratro tipo Grecia. Umberto Bossi non si convinse a dire sì al taglio delle pensioni, il governo Berlusconi da lì iniziò a franare, l’Italia divenne una questione internazionale.

Si paventava il crac finanziario, lo “spread” con i bund tedeschi si innalzò, il Paese entrò in una spirale negativa, soprattutto d’immagine, per rimediare alla quale l’unica soluzione apparve un governo tecnico guidato da Mario Monti. Due anni dopo di riformato, ovvero di tosato, ci sono solo le pensioni. Ma il sentimento dei mercati e degli altri Paesi nei nostri confronti non è più così negativo. Non si sa quanto per merito della Grande coalizione o perché speculatori ed editorialisti hanno preferito concentrarsi su altri “Paesi malati”.