Google: con Hummingbird-Colibrì cosa cambia? Il nuovo algoritmo visto da Claudio Giua

di Antonio Sansonetti
Pubblicato il 1 ottobre 2013 7:29 | Ultimo aggiornamento: 1 ottobre 2013 9:24
Google: con Hummingbird-Colibrì cosa cambia? Il nuovo algoritmo visto da Claudio Giua

Google: con Hummingbird-Colibrì cosa cambia? Il nuovo algoritmo visto da Claudio Giua

ROMA – Google ha un nuovo algoritmo: Hummingbird, in italiano Colibrì. Il motore di ricerca più famoso e utilizzato al mondo ha festeggiato il suo quindicesimo compleanno il 27 settembre, annunciando un cambiamento non da poco: si tratta in sintesi di un nuovo criterio con il quale Google risponderà alle nostre domande e col quale classificherà i contenuti in base alle nostre ricerche.

Ne abbiamo parlato con Claudio Giua, direttore Sviluppo e Innovazione del Gruppo l’Espresso, già fondatore e general manager di Kataweb, oggi anche coordinatore del Publishing Online Group di Emma, la European Magazine Media Association e vicepresidente di Premium Publishers Network.

Cos’è Hummingbird e cosa cambierà con il “Colibrì”?
«È nuovo motore di Google che va a sostituire il vecchio. Lo hanno presentato come il più importante cambiamento dal 2001 in poi. Paragonandolo a una macchina, dicono che non hanno cambiato la frizione o l’acceleratore: hanno cambiato tutto il blocco motore».

Quali sono le componenti di questo nuovo “motore”?
«È un algoritmo che ingloberà Pagerank, il più noto fra gli algoritmi di Google, quello che determina il “ranking” dei siti, ovvero la loro posizione in classifica che poi influisce sulla posizione dei loro contenuti nelle pagine di ricerca. Bene, da adesso Pagerank è una componente di Hummingbird, uno dei 200 parametri in base ai quali Google mette in fila i risultati quando clicchiamo su “Cerca”».

Quando Google inizierà a funzionare col nuovo algoritmo?
«Il giorno dell’annuncio hanno detto che Hummingbird “è in vigore” già da un mese. Cioè ha debuttato a fine agosto, ma lo hanno reso noto solo il 27 settembre».

Come funziona Hummigbird?
«Google vuole essere più efficiente dal punto di vista delle risposte. Per questo ha reso più raffinato il riconoscimento del senso delle domande. Cosa che ci dovrebbe consentire di usare un linguaggio più naturale, più umano, quando facciamo delle richieste a Google. Finora nelle ricerche abbiamo sempre usato parole chiave, tipo “benzina Roma Bologna”. Con il Colibrì potremo digitare “quanta benzina ci vuole per arrivare da Roma a Bologna” e Google sarà in grado di darci una risposta completa nei primi risultati di ricerca. È un’evoluzione che va nella direzione del “web semantico”, il cosidetto internet 3.0, quello in cui è possibile avere un’interpretazione e un’elaborazione più complessa della sterminata massa di contenuti che ci sono in Rete, per dare risposte a ricerche più evolute».

Questo dal punto di vista degli utenti. Ma cosa cambierà per chi produce contenuti online (blog, siti, news)? Cosa succede sul fronte Seo (Search Engine Optimizer, tutte le regole da seguire per essere meglio indicizzati su Google)?
«Google sostiene che per quanto riguarda le regole Seo non cambierà nulla. Le prime osservazioni empiriche sembrano dargli ragione. La qualità dell’ottimizzazione viene mantenuta, non è stata peggiorata da Hummingbird».

Insomma cosa cambia, veramente?
«Non si sa nulla. Non sapevamo nulla su com’era strutturato l’algoritmo prima di Hummingbird, ne sappiamo ancora meno adesso. Sappiamo solo che ci sono più parametri, che è diventato più complesso».

Quindi?
«Quindi più è complesso più diventa difficile decifrare quali criteri utilizza. Vede, una delle caratteristiche fondamentali di Google e degli algoritmi coi quali funziona Google è l’opacità. È questo che gli ha dato in molti Paesi – negli Usa solo un po’ meno – una posizione di monopolio. Così Google nei risultati di ricerca finisce per mettere in evidenza i propri servizi e quelli dei propri partner, a scapito di chi non ha rapporti con Google».

Perché l’opacità è un punto di forza di Google?
«Perché probabilmente in uno dei 200 parametri con i quali vengono processate le nostre richieste ce n’è uno tipo: mettere nei primi risultati i contenuti di un servizio di Google o di un partner di Google. Se provate a fare una ricerca, ai primi posti troverete quasi sempre delle notizie da Google News, un video di Youtube, una mappa di Google Maps».

Uno fa una domanda a Google, e Google risponde: Google
«E non è detto che sia la risposta più congrua. Mi spiego: se io fornisco un servizio di mappe, arriverò sempre secondo dopo Google Maps. Ma vuol dire che le mie cartine siano meno dettagliate e precise. È che Google ha costruito una vetrina che dà più visibilità alle sue merci, con l’obiettivo di portarci a utilizzare i suoi servizi a pagamento».

Se uno ha un portale di video sarà sempre secondo rispetto a Youtube, chi fa mappe arriverà dietro a Google Maps. Allora chi ha un sito di notizie non potrà fare a meno di Google News?
«Google News in Italia ha circa 500 fonti di notizie. Da qualche tempo Google dà la possibilità di uscire da Google News. Il problema degli editori è: mi si nota di più se resto fuori da Google News? La risposta è no. Perché essere inseriti o meno in Google News significa aver un ranking maggiore o minore. Esserne fuori significa essere invisibili nelle ricerche su internet. E nessun editore è pronto a pagare un prezzo così alto alla propria voglia di indipendenza».

Non si può fare a meno di Google, insomma.
«No. Anzi, è una convinzione mia: usare massicciamente servizi di Google, come Analytics, influisce sul ranking del proprio sito».

Non c’è concorrenza.
«C’è una concorrenza sbilanciata. È l’arbitro che partecipa al gioco invece di regolarlo».

Tornando ad Hummingbird: nel 2010 la rivoluzione di Google Panda fu premiare la qualità sulla quantità. Nei risultati di ricerca sarebbe arrivato prima chi produceva “meglio” (secondo parametri di Google, ovviamente) e non più chi produceva “molto”. Ora cosa cambia nel rapporto qualità/quantità?
«Sulla carta non cambia nulla, ma potremo dirlo solo col tempo. Google nel corso degli anni ha cambiato molto il suo algoritmo. A parte criteri ormai ritenuti universali, come il numero di pagine che linkano il mio articolo/il mio post rendendo il mio contenuto più autorevole e quindi meglio indicizzato. Ma nel frattempo Google ha aggiunto elementi ulteriori che incidono sulla qualità della risposta, elementi dei quali non sappiamo nulla. Normalmente, come utente, mi ritengo soddisfatto delle risposte che trovo su Google.

Ma non posso dire se con il Colibrì le risposte saranno migliori o peggiori. Se Google è diventato Google è perché nessuno riesce a stargli dietro. Con il tempo capiremo quali conseguenze porterà Hummingbird, ma nessuno saprà quali cause, quali ragioni hanno portato Google a cambiare algoritmo. Con quelli di Mountain View (il quartier generale di Google, ndr) è un po’ come Achille con la Tartaruga: quando riesci a capire un minimo quello che hanno fatto, stanno già facendo qualcosa di nuovo».