Italia nuova “portaerei” per le guerre Usa: spesi 2 miliardi per 13.000 soldati e 59 basi

di Antonio Sansonetti
Pubblicato il 8 Ottobre 2013 7:33 | Ultimo aggiornamento: 7 Ottobre 2013 20:57
Italia nuova "portaerei" per le guerre Usa: spesi 2 miliardi per 13.000 soldati e 59 basi

Italia nuova “portaerei” per le guerre Usa: spesi 2 miliardi per 13.000 soldati e 59 basi (Nella foto LaPresse, la base di Sigonella)

ROMA – Gli Stati Uniti hanno speso due miliardi di dollari per ampliare e rinnovare le loro basi italiane, che ospiteranno il 15% delle forze militari americane in Europa. Il nostro territorio sarà protagonista, suo malgrado, dei prossimi conflitti in Africa e Asia.

L’Italia è la portaerei del Mediterraneo“: lo diceva Benito Mussolini, quando lanciò il Paese allo sbaraglio nel secondo conflitto mondiale. Non immaginava che quella portaerei sarebbe finita in mani americane e che settant’anni dopo l’Italia sarebbe diventata la più grande nave da guerra schierata dagli Usa per gli interventi militari in Nord Africa e in Medio Oriente.

Un lungo reportage di Mother Jones, rivista americana specializzata in inchieste, spiega che ci sono 13 mila soldati (più 16 mila familiari) a stelle e strisce dislocati nelle dozzine di installazioni militari Usa sul suolo italiano.

Nell’articolo, intitolato “The Italian Job: How the Pentagon Is Creating a New European Launchpad for US Wars“, si racconta come il centro di gravità delle operazioni militari americane in Europa si sia spostato dalla Germania all’Italia.

Ai tempi della Guerra Fredda in Germania c’erano 250.000 soldati Usa. Ora ce ne sono 50.000. Mentre, crescendo l’importanza strategica dello scacchiere mediterraneo e mediorentale, se nel 1991 in Italia c’era il 5% delle forze armate statunitensi in Europa, ora c’è il 15%.

L’Italia ospita ben 59 basi americane. Più di noi solo la Germania (179), il Giappone (103), l’Afghanistan (100) e la Corea del Sud (89).

Siamo il “Launchpad” per le prossime “Us Wars”. Nel 2007 si parlò molto dell’ampliamento della base Dal Molin a Vicenza. C’erano i comitati “No Dal Molin“, c’erano le manifestazioni. Poi, su quelle proteste calò il silenzio. Per non svegliare il can che dorme, è stato cambiato il nome: da “Dal Molin” a “Del Din”. La nuova “Del Din” è una base per la quale sono stati spesi da Washington 600 milioni di dollari. È grande quanto 110 campi da calcio.

Aviano, in provincia di Pordenone, è la base da cui l’aviazione Usa ha lanciato tutte le operazioni più importanti dalla fine della prima guerra del Golfo in poi. Nel 1990 era un piccolo sito. Nel 1992 si iniziò a trasferire nella base friulana gli F-16 dalla Spagna. Poi sono stati spesi 720 milioni di dollari in 300 lavori di ampliamento e ammodernamento per il progetto “Aviano 2000”. L’Italia ha fatto la sua parte cedendo gratis 210 ettari di terreni.

A Napoli, nella zona dell’aeroporto di Capodichino, la marina Usa ha speso oltre 300 milioni di dollari per costruire una nuova grande base operativa: sarà Napoli e non più Londra il quartier generale della Us Navy in Europa.

Mentre Sigonella, la base siciliana, è strategica in quella che il Pentagono chiama “guerra al terrore”. Trecento milioni di dollari di investimento hanno reso Sigonella la “casa dei droni”, come stabilito in un accordo segreto firmato nel 2008 (governo Berlusconi). Da lì partono i Global Hawk: sono l’occhio della Nato che può “vedere” fino a 10 mila miglia di distanza.

Vicino Sigonella, a Niscemi, la marina Usa è in procinto di costruire il Muos, un potentissimo radar un sistema di comunicazioni satellitari ad altissima frequenza che integrerà forze navali, aeree e terrestri in movimento in qualsiasi parte del mondo e ha l’obiettivo di rimpiazzare l’attuale sistema satellitare Ufo.

Ma l’inquinamento elettromagnetico che il Muos porterà nell’area ha risvegliato un movimento di opposizione che coinvolge non sono siciliani e che si è compattato dietro la sigla “No-Muos“. Un piccolo ammutinamento nella “portaerei” Italia, che per il resto si appresta a bombardare mezzo mondo “a sua insaputa”.