Legge Fini-Giovanardi antidroga? No, riempi-carceri: 26.000 detenuti su 65.000

di Antonio Sansonetti
Pubblicato il 10 Ottobre 2013 6:49 | Ultimo aggiornamento: 9 Ottobre 2013 19:45
Legge Fini-Giovanardi antidroga? No, riempi-carceri: 26.000 detenuti su 65.000

Carlo Giovanardi e Gianfranco Fini: insieme firmano la legge antidroga per la quale sono dentro 2 detenuti su 5 (LaPresse)

ROMA – Ben 26.000 detenuti su 65.000, 2 su 5, sono finiti dentro per violazione della legge antidroga Fini-Giovanardi, varata nel 2006, che equipara le droghe leggere alle droghe pesanti. Equiparazione sulla quale la Cassazione ha sollevato dubbi.

La legge che mette stesso piano marijuana e hashish con cocaina ed eroina, la legge che reintroduce il limite di quantità oltre il quale l’uso personale diventa spaccio, la legge che ha aumentato le pene che – in caso di condanna – ora vanno da sei a venti anni di reclusione, è “criminogena”, è prima causa del sovraffollamento delle carceri.

Se a livello mondiale è stato dichiarato il fallimento delle politiche proibizioniste, in Italia gli effetti della Fini-Giovanardi sono stati più riempi-carceri che antidroga. Scrive Luca de Carolis sul Fatto Quotidiano:

“Stando al rapporto del ministero della Giustizia dello scorso 30 giugno, i reclusi per violazione della legge sulla droga sono circa 26 mila, a fronte di un totale di poco meno di 65 mila detenuti. La conferma di quanto sia criminogena la legge del 2006, che in sette anni ha provocato circa 120 mila arresti (dati della lista Amnistia Giustizia e Libertà)”.

Rivedere la legge Fini-Giovanardi, cercando di depenalizzare il più possibile le droghe, svuoterebbe le carceri con molta più efficacia di un provvedimento di amnistia o di indulto. Lo ha detto chiaramente anche Giorgio Napolitano, quando nel suo messaggio alle Camere ha parlato di una “più incisiva depenalizzazione dei reati”. Senza contare che chi finisce in carcere per droga spesso è un tossicodipendente che deve essere seguito da strutture spesso inadeguate per mezzi e personale.

Questi gli altri reati commessi dai 65 mila detenuti nelle carceri italiane (ricordando che c’è un 19% che è dentro per custodia cautelare, quindi ancora in attesa di processo). Scrive De Carolis:

“la vastissima voce dei reati contro il patrimonio (dal furto all’estorsione, sino all’usura) rimane la prima fonte di detenzione, con oltre 35 mila reclusi che li hanno violati.
Sono invece oltre 24 mila i detenuti per reati contro la persona: dalla violenza al sequestro di persona sino alla violazione di domicilio. Colpisce il dato sui reclusi per reati contro la Pubblica amministrazione (peculato, concussione, malversazione ai danni dello Stato), oltre 8.300.
Un numero maggiore rispetto ai detenuti per associazione di stampo mafioso (articolo 416 bis): 6.758.
In fondo residuali reati come la prostituzione (985)
o quelli contro la moralità pubblica (atti osceni, tratta di donne), per cui sono in galera circa 202 persone”.