Nomine, le “quote Renzi”: Bianchi, Campo Dall’Orto, Fabri, Landi, Moriani, Seracini

di Antonio Sansonetti
Pubblicato il 15 Aprile 2014 20:46 | Ultimo aggiornamento: 15 Aprile 2014 21:04
Nomine, le "quote Renzi": Bianchi, Campo Dall'Orto, Fabri, Landi, Moriani, Seracini

Antonio Campo Dall’Orto sul palco della Leopolda 2013. Sullo sfondo, Renzi prende appunti (LaPresse)

ROMA – Ci sarà stato anche un aumento delle quote rosa, ma nei rinnovati cda delle aziende pubbliche (Eni, Enel, Finmeccanica, Poste) debutta una significativa pattuglia di “quote Renzi”: Alberto Bianchi, Antonio Campo dall’Orto, Elisabetta Fabri, Fabrizio Landi, Diva Moriani, Marco Seracini.

Si potrebbe anche chiamarle “quote viola”, perché si tratta per lo più di manager nati o venuti a lavorare a Firenze. E ovviamente entrati in sintonia con chi dal 2009 al febbraio 2014 ne è stato il sindaco.

Unica eccezione (alla fiorentinità, non al feeling con Renzi) è Campo dall’Orto, entrato nel cda di Poste italiane. Nato nel 1964 a Conegliano (Treviso), ha vissuto la sua carriera in contesti più metropolitani: direttore e fondatore di Mtv Italia nel 1997, direttore di La7 nel 2003, dal 2008 entra nella multinazionale Viacom dove è responsabile di Sud Europa, Turchia, Medio Oriente e Africa. Dall’Orto è un renziano della primissima ora, da prima della prima Leopolda. Era il 2010, quando Campo Dall’Orto telefonò a Renzi trovando nell’allora sindaco grande disponibilità ad accogliere i coatti italoamericani di Jersey Shore: nacque così l’edizione fiorentina del reality di Mtv. Snooky e JWoww non si ambientarono tanto nella loro patria d’origine, ma fra ACDO e MR was the beginning of a beautiful friendship. Tanto che Campo Dall’Orto era stato accreditato come l’uomo della nuova Rai dell’era Renzi.

Fiorentina è invece Elisabetta Fabri (con una b, non con due come scritto nel comunicato del governo), anche lei neonominata consigliere d’amministrazione di Poste italiane. È presidente ed amministratore delegato di Starhotels, catena di alberghi fondata da padre Ferruccio.

Renzianissimo è il nuovo consigliere Enel Alberto Bianchi, avvocato nato a Pistoia nel 1954. Il suo feeling con Renzi ne ha fatto un fiorentino d’adozione. È presidente della Fondazione Open (già Big Bang), che raccoglie fondi per sostenere l’attività politica del premier (leopolde, primarie, etc). Nel consiglio direttivo di Open accanto a Bianchi siedono Maria Elena Boschi, Marco Carrai e Luca Lotti. Non è la prima esperienza in una società pubblica per l’avvocato pistoiese: nel 2006 è stato commissario liquidatore di Efim e come tale è stato condannato nel febbraio 2013 per 4,7 milioni di danno erariale. Sentenza della Corte dei Conti: per conto della Efim pagò a due avvocati una parcella di 5,3 milioni, quando una legge fissava un massimo di 300 mila euro a consulenza (quindi 600 mila in tutto).

Nuova consigliera Eni è Diva Moriani, nata nel 1968 ad Arezzo. Vicepresidente della holding Intek e della controllata Kme. Se Intek ha sede a Milano e interessi ramificati in finanza, servizi ed energia, il gruppo Kme ha sede a Firenze ed è un gigante mondiale nella produzione e lavorazione di rame. La Moriani è persona di strettissima fiducia del presidente di Intek, Vincenzo (detto Enzo) Manes. Manes è un grosso finanziatore di Renzi, che nel 2010 lo aveva nominato presidente degli aeroporti di Firenze.

Dal collegio sindacale degli aeroporti di Firenze arriva il commercialista fiorentino Marco Seracini, che entra nel collegio sindacale di Eni. Seracini, renziano di ferro, era fra i fondatori dell’associazione Noilink, che raccoglieva fondi per Renzi. Era al fianco del futuro sindaco nella campagna elettorale che lo portò a Palazzo Vecchio. Renzi ricambiò dandogli nel 2009 la presidenza di Montedomini, azienda partecipata dal Comune per l’assistenza pubblica di servizi alla persona, una sorta di Pio Albergo Trivulzio in versione fiorentina.

Amico e sostenitore di Renzi è il senese Fabrizio Landi, 60 anni, entrato nel cda di Finmeccanica. Nella campagna contro Bersani per le primarie 2012, Landi risulta fra i finanziatori (diecimila euro, una generosa sottoscrizione). Delegato di Confindustria, Landi è stato fino al gennaio 2013 ad di Esaote, azienda del settore biomedico con una grossa fabbrica a Firenze e 330 milioni di fatturato. Della quale Landi lasciò la guida 15 mesi fa. Folgorato da Renzi “mi ha insegnato che ci si può sempre mettere in gioco” rinunciò a entrare in Parlamento nel pacchetto dei renziani perché voleva dedicarsi a “rilanciare l’economia del territorio”. Ora siederà nel consiglio d’amministrazione di uno dei primi gruppi mondiali in aerospazio e sicurezza.