Art. 18 non è problema, ma tutte le leggi: si discute e i disoccupati aumentano

di Giuseppe Turani
Pubblicato il 13 Agosto 2014 9:50 | Ultimo aggiornamento: 13 Agosto 2014 9:52
Art. 18 non è problema, ma tutte le leggi: si discute e i disoccupati aumentano

Giuseppe Turani: tutta la legislazione sul lavoro va riscritta

Giuseppe Turani ha pubblicato questo articolo sul sito di Uomini & Business col titolo “Festival del Lavoro”.

I politici italiani non si smentisco mai: sono i più fantasiosi e i più labirintici del mondo. Uno si alza in pieno agosto e dice: aboliamo l’articolo 18 (quello che impedisce i licenziamenti senza ragioni molto precise e dettagliate) entro il mese. Subito un altro chiama le agenzie di stampa e risponde: è inutile abolirlo, non crea nuova occupazione.

Un terzo interviene e aggiunge: congeliamolo. Un altro ancora: aboliamolo per i primi tre anni di assunzione. E così via. Sembra di assistere al festival dell’articolo 18.

Chi ha torto e chi ha ragione? È inutile chiederselo. Sono anni e anni che si discute intorno a questo articolo e non si è mai combinato niente.

La verità è molto più semplice: non il solo articolo 18, ma tutta la legislazione del lavoro italiana andrebbe abolita. Si tratta di una specie di caos organizzato, composto di migliaia di articoli e incomprensibile da parte di chiunque non sia un profondo conoscitore della materia. Gli imprenditori italiani non ci capiscono niente e figurarsi quelli stranieri. E infatti tutti si rivolgono a società specializzate, che spiegano come si fa a assumere un apprendista.

Ogni volta che accade qualcosa si aprono lunghissime trattative fra sindacati e organizzazioni degli imprenditori. E alla fine vince chi ha più resistenza. Dai giudici del lavoro è quasi inutile farsi vedere: tanto danno sempre ragione ai lavoratori e ai sindacati.

Un paese serio, con una classe politica consapevole del ridicolo e del discredito che la circonda, riunirebbe il Parlamento in seduta plenaria, voterebbe all’unanimità l’abolizione di tutte le leggi sul lavoro e poi darebbe mandato a un esperto (abbiamo i più bravi del mondo: Pietro Ichino, per tutti) di preparare nel giro di un mese un nuovo codice del lavoro: 50-60 articoli in tutto, comprensibili a chiunque e traducibili anche in inglese e francese. E poi lo approverebbe fra gli applausi nel corso di una sola seduta.

Ma non andrà così. L’articolo 18, cioè la licenziabilità dei dipendenti, è un tipico argomento ideologico e piace moltissimo ai nostri politici: la destra pensa che agli imprenditori vadano date più libertà, la sinistra pensa che ne hanno già fin troppe e che bisogna difendere i diritti dei lavoratori. E così, a colpi di battute, si va avanti. E nel frattempo i disoccupati aumentano.