Governo del niente. Giuseppe Turani: assegni e cambiali…

di Giuseppe Turani
Pubblicato il 30 giugno 2018 7:03 | Ultimo aggiornamento: 30 giugno 2018 11:01
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Governo del niente. Turani: assegni e cambiali…Nella foto: Luigi Di Maio (in primo piano) e Matteo Salvini (foto Ansa)

Governo del niente: assegni e cambiali…lo definisce Giuseppe Turani in questo articolo pubblicato anche su Uomini & Business. C’è qualcosa di repellente e di schifoso in questa ossessione grillina (e anche leghista) per i vitalizi di quel migliaio di ex deputati (più vedove e orfani) sopravvissuti. I vitalizi, come ormai dovrebbero sapere anche Salvini e Di Maio, sono stati aboliti nel 2012 non da loro, [App di Blitzquotidiano, gratis, clicca qui,- Ladyblitz clicca qui –Cronaca Oggi, App on Google Play] ma da quei simpatici conservatori di Mario Monti e della signora Fornero. Contro i quali le belve da tastiera grilline e leghiste si scatenano ogni giorno, ripetutamente.

Di Maio, che nemmeno la totale ignoranza assolve dalle sue volgarità e stupidità, arriva a dire che i diritti acquisiti sono in realtà privilegi acquisiti. No: sono un “contratto” stipulato a suo tempo fra quei cittadini e lo Stato, in base alle leggi vigenti. Sulla base di quel contratto la gente ha impostato la propria vita (ha deciso, ad esempio, di fare politica e non ingegneria). Poi arriva uno (mai lavorato un giorno in vita sua), decenni dopo, e ti spiega che sei un ladro. Anzi, magari te ne sei già andato all’altro mondo, e con quel vitalizio campa la tua vedova settantenne: ladra anche lei. E così via.

Il risparmio, al netto delle imposte che non saranno più pagate, non supera i 40 milioni. 40 milioni su 800 miliardi di spesa pubblica. Basterebbe questo per dire che si tratta solo di propaganda, niente altro che propaganda, volgarità. Imbecillità.

Con un pericolo. Il meccanismo, oggi applicato solo ai parlamentari (e perché non anche agli altri eletti, tipo consiglieri regionali?), è in realtà estensibile a tutti gli italiani. Basta con le pensioni in essere: si passi con decisione al sistema contributivo, da subito e per tutti. Non so se qualcuno abbia già fatto i conti, ma si risparmierebbero molti soldi. E si getterebbero nel panico, e forse anche nell’indigenza, milioni di persone.

Ma salterebbero fuori un po’ di soldi. Molti troverebbero persino sensata questa faccenda.

Ma, allora, vanno spiegate alcune cose. Questo accanirsi sulle pensioni, questo cercare lì i soldi che non si trovano per fare nuove cazzate (reddito di cittadinanza) è un grande segno di debolezza. Il passaggio dal sistema retributivo a quello contributivo è già staro impostato dai soliti Monti e Fornero nel 2012, salvando l’Italia dal default. E lo hanno fatto senza la consulenza di menti come Fico e Di Maio. Con calma e progressività.

Oggi si insiste perché non si sa fare altro. L’Italia ha un problema di crescita (cresce troppo poco, e sta rallentando) e di produttività. Ma solo uno scappato di casa da piccolo può pensare di fare più crescita tagliando le pensioni e redistribuendo il ricavato come reddito di cittadinanza.

La crescita (e quindi l’occupazione) si ottengono solo aumentando la produttività e l’efficienza complessiva del sistema. Tutte cose che richiedono interventi mirati e del tempo.

Altri sistemi l’economia non li ha ancora inventati: se voglio che gli italiani stiano meglio, e che siano più ricchi, devono fare più cose e vendere più cose all’estero. Cose che, ovviamente, devono costare almeno un euro meno di quelle analoghe dei concorrenti. L’economia è tutta qui, è molto semplice.

Ma per migliorare il sistema, con più produttività e efficienza, devi fare investimenti in capitale (cioè impianti e attrezzature, così capisce anche il grillino medio), non distribuire soldi perché la gente vada al bar a giocare a biliardo. Con il metodo grillino-leghista si allevano solo futuri campioni mondiali di boccette, ma il paese poco a poco sprofonda.

Ma quella di distribuire soldi (che non ci sono) gratis è appunto la linea scelta da questo governo di incapaci, il governo del niente.

Ma c’è di più. Se si scorre quel decreto “dignità” (orribile espressione) che non riesce a vedere la luce perché manca sempre di coperture finanziarie (non ci sono i soldi), si scopre che ci si muove nella direzione esattamente contraria: invece di rendere più flessibile il sistema, lo si irrigidisce. Gli “innovatori” grillini e leghisti, quelli del “cambiamento”, se si guarda bene, non sono altro che antichi vetero-comunisti. Non a caso le loro proposte trovano il plauso della vecchia, inutile, Cgil. Vedrete che, prima o poi, la “dignità” di Di Maio scoprirà l’articolo 18, e così via. Non a caso sono per una società in cui lo Stato centrale, invece di creare le condizioni perché ciascuno produca reddito e benessere, distribuisce direttamente reddito e benessere, sotto forma di assegni da consegnare a domicilio ogni mese.

La società che hanno in mente ha uno schema quasi perfetto: inutile dannarsi l’anima, lo Stato si indebita, con quei soldi passa uno stipendio ai cittadini, e tutti sono felici e contenti, l’unica cosa che devono fare è aspettare l’arrivo del postino a fine mese (o dare il proprio Iban). La Cgil, giusto per tenersi in esercizio, ogni tre anni pianterà una grana perché quegli assegni siano un po’ aumentati. Il debito pubblico italiano aumenterà a dismisura, e così gli interessi, ma che importa? Qualche cretino che si ostinerà a lavorare davvero, a produrre un po’ di cose, ci sarà pure: penserà lui a pagare il tutto.

Inutile dire che società del genere sono votate al rapido fallimento e alla  miseria diffusa.

Non capirebbero.

Il “cambiamento” è questo: dalla società aperta e competitiva alla società chiusa, dove un comitato centrale di saggi decide come devi vivere. Grazie ai debiti.