Bimbi non leggono, giovani con mamma: paese senza speranza

Pubblicato il 15 Settembre 2015 11:44 | Ultimo aggiornamento: 15 Settembre 2015 11:54
Bimbi non leggono, giovani con mamma: paese senza speranza

Bimbi non leggono, giovani con mamma: paese senza speranza

La metà dei bambini e dei ragazzini italiani non legge neanche un libro in un anno. Dai sei ai 17 anni uno su due non sa cosa sia la lettura. Poi, da grandi, dai 25 ai 34 anni più o meno la stessa percentuale, in buona parte gli stessi individui, restano a casa con mamma e papà.

Sono due dati statistici al tempo stesso abituali e sconvolgenti. Abituali perché non ci sorprendono neanche un po’. Magari il primo, quello della non lettura, si poteva pensare fosse meno imponente. Al secondo abbiamo fatto il callo. Sconvolgenti, perché con questi handicap una generazione non ha speranza e toglie al paese cui appartiene ogni speranza. Eppure nessuno si sconvolge più di tanto, nelle famiglie, nelle scuole, nelle case.

Metà dei bambini e degli adolescenti che non leggono vuol dire che saranno adulti di fatti analfabeti, incapaci di interpretare e comprendere un testo scritto. Lo saranno a scuola, al lavoro, nella vita.

Metà dei giovani e dei trentenni che stanno a casa con mamma e papà vuol dire un’amputazione culturale e umana. Sono, saranno adulti a metà.

Sommi le due metà e il totale è appunto un paese senza speranza. Dice: ma se non leggono o non vanno via di casa dipende dalle condizioni economiche, chi non ha soldi si sa non ha cultura e chi non ha lavoro non ha denari per l’affitto. Vero, ma se si arriva alla metà dei bambini che non leggono e alla metà dei giovani che non escono di casa la spiegazione economica diventa alibi.

Alibi di una sub cultura che considera la competenza, l’apprendimento e la cultura stessa tempo perso. Alibi di una sub cultura che considera il rischio e lo stesso movimento come azzardo imprudente. Paese ignorante perché povero? No, questo è un paese pigro perché fino a ieri ingrassato di privilegi e rendite. Dove i poveri ci sono certo ma dove anche i non poveri coltivano, allevano e in fondo cullano altra povertà che li trascina a fondo: l’analfabetismo materiale e civile.