Banche e politica: storia di un amore infinito

di Giuseppe Turani
Pubblicato il 16 Dicembre 2015 5:00 | Ultimo aggiornamento: 15 Dicembre 2015 19:05
Banche e politica: storia di un amore infinito

Banche e politica: storia di un amore infinito

ROMA – Giuseppe Turani ha scritto questo articolo dal titolo “Gli sportelli della politica” anche sul sito Uomini & Business:

Ai politici le banche sono sempre piaciute. Un po’ perché, dentro, ci stanno i soldi e un po’ perché sono uno strumento di potere: favori, finanziamenti, copertura di avventure andate a male. Si possono ricordare le banche del senatore dc Guglielmone, andate a rotoli e fatte comprare da Pesenti per evitare lo scandalo. Quando poi, anni dopo, Pesenti verrà scalato da Sindona, sarà inevitabile che la Dc restituisca il favore, pregando il finanziere siciliano di togliersi di torno.

Il caso più divertente, comunque, resta l’avventura leghista della Credieuronord. Erano gli anni in cui imperava Umberto Bossi e la tecnica bancaria usata era questa: “Hei, c’è qui Basilio, conosco io la famiglia, brava gente, lavoratori, vuole cento milioni, vai che sono sicuri, versa”. Naturalmente, tutto finisce in un crack spaventoso. Ma anche qui la politica protegge i suoi figli distratti. La banca di Bossi viene comprata dalla Popolare di Lodi, allora in grande ascesa e che poi finisce a sua volta in guai che però non si riuscirà più a rimediare perché i tempi sono cambiati.

C’è stato un tempo in cui era pacifico che una banca fosse di “qualcuno”, cioè di un partito politico. La Dc governava ovviamente, un po’ su tutto, ma lasciava bocconcini anche agli altri. Quando c’erano da rinnovare i vertici delle Casse di Risparmio si facevano elenchi sterminati, con vicino il partito dei vertici: un tot a testa. Nel sistema c’erano dentro tutti. La Banca Nazionale del Lavoro (quella di “abbiamo una banca”) era sempre stata assegnata per tradizione ai socialisti. L’abitudine si interrompe in parte quando la Bnl si fa fregare da un dipendente infedele l’intero capitale sociale.

Ma anche i comunisti avevano il loro pezzettino di credito: era loro, e nessuno contestava, il Monte dei Paschi di Siena, la più antica banca italiana. Non so se usavano la stessa tecnica bancaria di Bossi, ma forse sì, visto che poi sono finiti in un crack di proporzioni gigantesche. Ma, fino a quando è stato in piedi, il Monte Paschi “era” Siena: un potere enorme, indiscusso e totale.

Le guerre tremende che si sono scatenate qualche anno fa, intorno a Bnl, ma non solo, nascono dal fatto che si andava privatizzando e i partiti volevano comunque contare ancora: son dovuti intervenire i magistrati.

Gli scandali (veri o presunti) di oggi sono la coda di quelle cattive abitudini. Banche amministrate di fatto dai boss locali, senza alcun criterio serio.