Baricco, ma perché questa benedetta gente odia scienza e giustizia?

di Lucio Fero
Pubblicato il 14 gennaio 2019 11:19 | Ultimo aggiornamento: 14 gennaio 2019 11:19
Alessandro Baricco, ma perché questa benedetta gente odia scienza e giustizia?

Baricco, ma perché questa benedetta gente odia scienza e giustizia? (foto d’archivio Ansa)

ROMA – Baricco Alessandro, il noto e bravo scrittore. Baricco Alessandro, il noto e incontrollato (incontrollabile?) tic dell’intellettuale che rende ontologico omaggio alla gente. Tu gente, quindi natura viva. Io intellettuale, quindi entità in decomposizione/declino. Solo un ritorno alla fonte della vita, quindi un pellegrinaggio umile nelle terre culturali della gente, solo un contemplare a capo chino i santuari e i simboli e i riti della cultura della gente nuova potranno ridare un soffio di grazia all’intelletto educato, alla cultura della non gente, insomma le maledette élites.

E’ quanto in sostanza scrive Alessandro Baricco su La Repubblica. Ed è in sostanza quanto una parte della politica e dell’intellettualità (diciamo così) pensa vada fatto. Soprattutto a sinistra si pensa vada fatto. Altrove lo hanno già fatto. Gli è venuto naturale pensare e parlare come la gente, al punto che gente e i suoi campioni alla Salvini, Trump, Orban, Di Maio, Di Battista parole pensieri se li mettono reciprocamente e felicemente l’un l’altro in bocca.

Dove la cosa non viene naturale, suggerisce Baricco in bellissimo letterario stile, è perché si è peccato. Peccato di ragione, ragionamento, peccato di raison. Che va espiato innanzitutto passando per indispensabile pentimento. Pubblico pentimento. Non proprio abiura dalla ragione, questo no. Ma di certo atto di sottomissione della ragione al pensiero della gente.

Perché la gente, ci ricorda e ammonisce Baricco, ha ragioni che la ragione non comprende. Un po’ come l’amore. La gente ha ragione perché è sangue nuovo nella storia, qualunque cosa questo voglia dire. La gente ha ragione perché è oppressa, esclusa, dolente. Che sia dolente la gente in quel che chiamiamo forse ancora per poco Occidente non vi è dubbio. Dolente e anche furente. Ma oppressa ed esclusa vivendo nella parte del pianeta dove maggiore è il reddito, maggiore è la ricchezza, maggiori e grandi sono le protezioni sociali e massima è la libertà civile e politica? Fa nulla, l’atto di contrizione dell’intellettuale di fronte al soffio vitale della gente impone una filosofia della storia truccata, una narrazione della democrazia come tradimento.

E quindi Baricco costruisce categorie antinomiche, l’una cattiva, l’altra buona. La prima dell élites cadenti, la seconda della gente montante. Parole difficili contro parole semplici. Ricchezza contro povertà. Complesso contro facile. Risentimento contro impotenza…L’aveva già scritto anni fa Baricco della sua fascinazione verso i “nuovi barbari”. La metafora storica di Roma antica e i popoli barbari serviva a Baricco allora e serve a molti da allora non tanto per l’elogio dei popoli barbari e invasori e nuovi potenti quanto per il cupio dissolvi di Roma, cioè il sistema , cioè un’organizzazione statuale, cioè una cultura, cioè quella che i francesi chiamano una civilitation, qualcosa che noi italiani traduciamo approssimativamente con civiltà.

E’ un noto tic culturale (e anche sociale) dell’intellettuale di ampi studi, ottimi libri e matrice progressista ammiccare non tanto al nuovo della storia quanto al che noia, che strazio, che sciagura questo che c’è. Il vitalismo insito nel popolo, nella gente…quanti ne ha sedotti di intellettuali nei secoli. Sedotti e poi abbandonati, più o meno tutti nello stesso posto: in una reazione alla modernità. Convinti di doversi inchinare al futuro, schifando il presente e ritrovandosi in popolare marcia verso un passato sempre immanente, quello appunto dell’anti modernità, della reazione.

Perché, dicci Baricco perché e ci dicano i mille e mille Baricco che considerano quasi un dovere etico sociale abbeverarsi alla fonte del volere e del sapere della gente perché questa benedetta gente odia la scienza. Furore, furore e passione di gente contro i vaccini, i farmaci, la biologia, l’economia, la storia come disciplina e  scienza appunto e anche la chimica e la fisica e anche la geologia sono ogni giorno e in ogni dove nel soffio vitale che viene dalla gente. Da Salvini che da ministro della Polizia prescrive che un po’ di vaccini ben, tanti vaccini male a comitati, avvocati, cittadini e giornali che lamentano non ci sia preventivo avvertimento della scossa di terremoto che arriva a casa tua.

La gente odia la scienza. Perché la scienza le sottrae ciò che ama e la convince e la appassiona di più e cioè il pensiero magico. E’ una contesa secolare, millenaria quella tra pensiero razionale e pensiero magico. Quasi sempre vinta dal m,pensiero magico. Ci risiamo. A questa nuova vittoria va reso omaggio?

E questa benedetta gente odia anche la giustizia. Un bus carico di pellegrini anni fa va giù per una scarpata in una autostrada. Anni dopo un Tribunale condanna alcuni e assolve altri. Ma la gente urla all’ignominia, alla vergogna, è quasi rivolta celebrata dai mass media come tale, ribellione e rifiuto della giustizia. Cui però si dà dignità. Perché è odio alla giustizia ma è odio di gente. Quel bus aveva fatto un milione (!) di chilometri e le revisioni sull’efficienza di quel bus erano truccate e fasulle. Quel bus e chi lo faceva girare sulle strade sono gli evidenti colpevoli. Condannati. Ma alla gente non basta, anzi la gente se ne frega della condanna secondo giustizia. La gente vuole di più e di diverso, vuole la testa rotolare rotolata del potere, dei sistema, vuole vendetta contro un nome, un simbolo.

Dicci Baricco, dopo aver offerto in sacrificio alla gente la democrazia delle élites, che istruzioni civili prenderemo dalla gente che odia la scienza e pure la giustizia?