Beppe Grillo, Di Maio e il mondo felice delle stelle

di Giuseppe Turani
Pubblicato il 16 aprile 2018 6:23 | Ultimo aggiornamento: 15 aprile 2018 13:32
Beppe Grillo, Luigi Di Maio e il mondo felice delle stelle

Beppe Grillo, Di Maio e il mondo felice delle stelle (foto Ansa)

ROMA – Giuseppe Turani ha pubblicato questo articolo anche su Uomini e Business con il titolo “Il mondo felice delle stelle”.

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Dopo Giggino Di Maio, splendido finto aspirante premier (mai un capello fuori posto, fidanzata nuova), è ora di rivalutare anche il Grande Capo, cioè Grillo, da un po’ ritirato nella sua villona a studiare Kant (attraverso Google, è più facile).

Il comico vive una vita complessa: cerca di far ridere (e incassare i biglietti), ma anche di fare il politico. E non sempre fra le due esistenze c’è una distinzione netta: le cose si sovrappongono, i concetti si ingarbugliano, e ne escono delle perle che nemmeno i surrealisti.

L’ultima visione del soggetto è tutto sommato semplice. Dopo l’affermarsi della globalizzazione e l’ingresso della Cina nel mercato mondiale, l’Italia è finita. Non riuscirà mai a reggere la concorrenza.

Non riuscirà mai a produrre cose abbastanza per mantenere tutti. E allora ecco perché serve il reddito di cittadinanza. Inutile illudersi di essere in grado di trovare un lavoro e uno stipendio per tutti: meglio che ci pensi lo Stato, staccando direttamente milioni di assegni ogni mese.

In sostanza, spiega il comico, si tratta di tornare a uno dei momenti migliori della società italiana, cioè al Rinascimento. Tutti a casa, senza problemi di soldi (ci pensa lo Stato a fine mese), e quindi tutti a poetare, scolpire, disegnare, scrivere. Le cose che sappiamo fare meglio. L’Italia, grazie ai prodotti delle sue menti, tornerà a essere apprezzata e ammirata nel mondo e sotto la guida della Casaleggio & C. (che prenderà su se stessa la parte più volgare, quella amministrativa), vivrà una lunghissima stagione, forse addirittura eterna, di benessere e felicità.

Quindi le migliaia di aziende che fra due giorni trasformeranno Milano nella vetrina mondiale del mobile e del design potrebbero anche stare a casa e mandare i loro dipendenti a pesca o a comporre poesie. Al loro posto, simpatici menestrelli, graffitari e disegnatori di madonne sui marciapiedi invaderanno la metropoli lombarda.

Il ministro Calenda la sua idea di industria 4.0 la può buttare e le forze dell’ordine potrebbero, con calma, passare a chiudere gli inutili opifici ancora aperti in questo paese. Trattori e mietitrebbia rimarrebbero inoperosi nei campi sullo sfondo di cieli sempre azzurri, tristi relitti di un’epoca faticata, che per fortuna e grazie al genio di Grillo sta per finire.

Forse, si risolverà anche il problema anagrafico dei pochi bambini: quelli che non sanno poetare potrebbero ingannare il tempo occupandosi delle loro signore, insomma scopando.

Come si vede c’è una coerenza nel disegno grillesco del nostro futuro. Meno noia, più divertimento, meno inquinamento, popolazione felice. La parola sacrifici viene cancellata dal dizionario e le feste tradizionali eliminate dal calendario: sarà sempre festa, tutti i giorni.

Applausi sinceri. Un solo punto rimane in ombra: chi dovrebbe pagare tutto questo?

Escluso Grillo (è avarissimo), chi allora?

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