Berlusconi, il vero “reato” è la sua tv

di Carlo Luna
Pubblicato il 18 Ottobre 2010 18:12 | Ultimo aggiornamento: 18 Ottobre 2010 23:56

Silvio Berlusconi e Michele Santoro hanno qualcosa in comune e per certi versi si assomigliano. Non mi riferisco al fatto che in passato il giornalista ha lavorato per Mediaset ed è stato lautamente stipendiato dal Cavaliere, quanto piuttosto alla vocazione al martirio che entrambi possiedono e che abilmente sfruttano, ognuno per i propri fini.

Berlusconi non vede l’ora di presentarsi ai moderati di questo Paese come vittima dell’accanimento giudiziario dei “magistrati di sinistra”. Accanimento che almeno sul piano dei numeri è del tutto evidente: non esiste italiano più indagato del nostro Presidente del Consiglio o una azienda più perquisita della sua. Tutto questo non gli ha impedito di diventare sempre più ricco e di essere eletto premier con uno scatafascio di voti.

Santoro ama presentarsi come vittima di una presunta censura liberticida che i dirigenti Rai esercitano contro di lui. Per la verità si è trattato fino ad oggi di goffi tentativi di imporgli una obiettività che è la sola dote professionale che l’abilissimo collega non possiede. Lui è il principe dei faziosi e la sua fortuna poggia anche e soprattutto su questo. Fare il martire gli piace e questo lo aiuta a confezionare trasmissioni assolutamente avvincenti che fanno strage di ascolti.

Se tutto questo è vero – ed io ritengo lo sia – la proprietà transitiva indurrebbe a pensare che certi magistrati che si occupano a tempo pieno ed esclusivo del Cavaliere e l’ineffabile direttore generale Masi, anche loro si somigliano. I magistrati con l’overdose di inchieste nei confronti di Berlusconi (che finora come massimo risultato ha centrato qualche prescrizione di reato), accreditano quotidianamente la tesi della persecuzione fra gli elettori di centro destra. Masi aiuta Santoro martire, cercando di metterlo a tacere non per quanto di fazioso manda in onda ma per una sorta di lesa maestà. Un “vaffa” nemmeno completo. Roba da ridere.

Dato a Santoro quel che è di Santoro, il personaggio del quale vale la pena occuparsi di più è certamente Berlusconi che fino ad oggi è stato inquisito – a differenza di altri – per ragioni squisitamente politiche. Prima della sua discesa in campo del 1994 i magistrati nemmeno se lo filavano. Da allora è costantemente nel loro mirino. Lui si è difeso con leggi, lodi e uno stuolo di avvocati.