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Bersani e D’Alema, trappola al Pd. Così vogliono fregare Renzi

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Pier Luigi Bersani e Massimo D’Alema (foto d’archivio Ansa)

ROMA – Giuseppe Turani ha pubblicato anche su Uomini & Business questo articolo con il titolo La trappola di Bersani e D’Alema:

Tutti i grandi padri nobili vogliono un centro sinistra largo e unito. Cosa più facile a dirsi che a farsi. E’ evidente, infatti, che quelli che a suo tempo se ne sono andati, Bersani & C., e che sarebbero quelli da recuperare, per tornare sotto le bandiere del Pd vogliono qualcosa in cambio.

Un certo numero di poltrone (seggi sicuri), e questo è normale. Ma soprattutto vogliono qualche vittoria morale e politica. L’elenco delle loro richieste è lungo, anche se su qualcuno magari chiuderanno un occhio. La pregiudiziale più importante, via Renzi da candidato premier, sarebbe già stata aggirata: il Pd sarebbe pronto, nel caso, a concedere le cosiddette “primarie di coalizione”. Una sciocchezza quasi senza senso, ma qualcosa bisogna pur fare: mentre la destra viaggia abbastanza unita, la sinistra troverà anche il tempo di spararsi reciprocamente addosso. Una scelta davvero brillante e utile, visto che comunque verrà confermato il nome di Renzi e che il premier del futuro governo sarà scelto da Mattarella e non dalle inutili primarie di coalizione.

Ma queste sono, tutto sommato, piccole cose, superabili. Lo scoglio vero sarà sul Job Act. Su questo Mdp non sembra disposta a fare sconti. La più importante riforma di Renzi, e che ha portato all’assunzione di centinaia di migliaia di persone, va abolita. E, in parallelo, va rimesso nella legge il famoso articolo 18, quello che consente al giudice di decretare la riassunzione del lavoratore licenziato.

Tutto ciò non si capisce che senso abbia, se non quello che Mdp vuole una vittoria su qualcosa, non importa cosa. Meglio allora andare a testa bassa contro il Job Act, così si fa contenta anche la Cgil, da sempre contrarissima.

Follie? Probabilmente sì. Renzi sarebbe un pazzo se accettasse queste richieste. Sarebbe come ammettere di aver sbagliato tutto nei suoi mille giorni di governo. Però corre voce che già siano state studiate modifiche al Job Act da sottoporre appunto a quelli di Mdp e a Pisapia. I quali, comunque, non si accontenteranno certo di qualche leggero cambiamento: vogliono la cancellazione di questa legge e il ritorno dell’articolo 18.

Insomma, sarà una fatica.

Con un problema politico non da poco. La base del Pd, per quel che se ne sa, non vuole queste cose. In realtà, non vuole nemmeno quelli di Mdp fra i piedi. Molti scrivono sulle loro pagine nei social network che, se quelli tornano, loro non votano più  Pd. E la ragione non è bislacca: quelli di Mdp si sono schierati per il No e hanno così contribuito a far fallire la riforma costituzionale proposta da Renzi.

In sostanza, i padri nobili stanno facendo le capriole per ricomporre il vecchio Pd, con dentro Bersani e soci. La base, invece, sembra pronta a disertare se questo dovesse accadere.

Rimane il problema, poi, degli elettori moderati di centro, che i sondaggi già descrivono in fuga verso Berlusconi perché in tutto ciò vedono una svolta un po’ troppo a sinistra e vecchio stile.

Insomma, il rischio è che per riportare a casa un manipolo di figlioli prodighi (sulla cui futura fedeltà c’è anche da dubitare), il Pd perda voti al centro, magari anche in misura maggiore.

Uniti si vince, ma si può anche perdere.

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