Blocco navale di Libia e barconi. Affondarli in porto. Si può ma non si fa

Pubblicato il 20 febbraio 2015 14:37 | Ultimo aggiornamento: 20 febbraio 2015 17:19
Blocco navale di Libia e barconi. Affondarli in porto. Si può ma non si fa

Blocco navale di Libia e barconi. Affondarli in porto. Si può ma non si fa

Questo isterico paese in cui è delizioso perdersi ora ha altro da fare: la guerra all’Olanda per la Barcaccia ferita. Ora ministri, sindaci, giornali, televisioni, partiti politici e gente comune e gente senza arte né parte sono tutti impegnati a individuare (e scaricare) la responsabilità, il come mai 500 ubriachi abbiano vinto su tre polizie, un Prefetto, un Questore, un Ministero degli Interni, 1.500 uomini in divisa e un’intera città. Come mai, come mai…Mistero per nulla ascoso: se vuoi impedire che potenziali vandali sfascino piazze e monumenti devi limitare i loro diritti prima che diventino vandali effettivi. Altrimenti, se vuoi rispettare i loro diritti a muoversi liberamente per l’Europa, l’Italia e Roma, allora li devi “caricare” pesantemente, a rischio di fare molto male a loro, alla gente che ci capitasse di mezzo e anche a poliziotti, carabinieri e guardie di finanze. Devi scegliere, rischiare, decidere, avere una strategia.

Questo isterico paese fino a ieri aveva un’altra “guerra” da fare, quella contro l’Isis in Libia. Due, tre giorni in prima pagina e in prima chiacchiera e poi prontamente sparita. Così sarà anche per i vandali di Rotterdam, due tre giorni in prima e poi ciao, fine della storia. Questo isterico paese è isterico proprio per questo non riuscire a pensare più indietro di una mezza giornata fa e più avanti delle prossime 24 ore. Tutta la vita pubblica, quella del Palazzo e quella della Gente, si muove e si pensa in questa ristretta categoria temporale. Un “eterno presente” che impedisce, sconsiglia, scoraggia, punisce chi dovesse organizzare, predisporre, preventivare, elaborare. Insomma chi dovesse lavorare a qualcosa di più lungo di un paio di giorni ne è caldamente sconsigliato dalle predicate e rispettate (ma saranno vere?) leggi dell’audience/consenso.

Torniamo ad esempio alla questione libica con annessi dramma-minaccia di decine, centinaia di migliaia di profughi, migranti, disperati, clandestini. Fare la guerra in Libia non si può, gli italiani non possono farla. Oggi come oggi non saprebbero chi in Libia è amico o nemico o l’uno e l’altro insieme. In più non ne abbiamo i mezzi e, diciamola tutta, non ne abbiamo proprio per niente la voglia. Ed è una fortuna, bene ricordarlo, che di menar le armi un paese abbia poca anzi nessuna voglia.

Però per una cosa avremmo i mezzi, la voglia, l’opportunità e, se la facessimo, ne avremmo vantaggi per noi e nessuno svantaggio per altri. Con la nostra Marina Militare, eventualmente in collaborazione con altre Marine europee o di paesi arabi, si potrebbe porre un blocco navale ai porti e ai tratti di costa da cui i mercanti di schiavi fanno partire i barconi dei disperati. Blocco navale possibile e possibile anche l’affondamento in porto o comunque a riva dei barconi. Affondarli prima che salpino. Affondarli con esplosivi o con colpi di mitragliera o di cannone. Si può fare, ci vuole decisione, coraggio, strategia, programma, visione lunga dei vantaggi e svantaggi e delle condizioni operative e di come muterebbero via via. Insomma ci vuole tutto il contrario di un paese isterico. Ecco perché non si fa.