Bonus a tutti, Rem, no tasse 2020. L’illusione del portafoglio senza fondo

di Lucio Fero
Pubblicato il 7 Maggio 2020 10:40 | Ultimo aggiornamento: 7 Maggio 2020 10:40
Decreto Maggio. Bonus a tutti, Rem, no tasse 2020. L'illusione del portafoglio senza fondo

Bonus a tutti, Rem, no tasse 2020. L’illusione del portafoglio senza fondo (nella foto Ansa, il premier Giuseppe Conte)

ROMA – Bonus a tutti e tutti i bonus possibili ( e anche immaginabili). Bonus ai lavoratori autonomi, alle colf e badanti. E ai negozianti. E a chi lavorava nel turismo. E a chi lavorava nello spettacolo, e nella cultura, e…

Bonus che magari stanno prima e per molto tempo solo nelle chiacchierate pubbliche del premier e dei ministri e per molto tempo stazionano nei giornali e in televisione.

Stanno lì, negli annunci, per molto tempo. Molto tempo prima di arrivare in concreto, in soldi veri, ai destinatari.

Però bonus, bonus a tutti coloro che subiscono e hanno subito danno al reddito causa chiusura da epidemia. 

Bonus sacrosanti, magari anche smilzi nella taglia. Comunque soldi pubblici, tanti.

Welfare sotto forma di bonus per i non  protetti da un contratto di lavoro. Milioni. E Welfare sotto forma di Cassa Integrazione guadagni per altri milioni di lavoratori dipendenti.

Altra misura dovuta, sacrosanta. Comunque altri miliardi pubblici, tanti.

E Rem in arrivo, cioè reddito di emergenza che per qualche tempo (quanto) verrà erogato a chi non ha reddito. Neanche quello di cittadinanza. E reddito di cittadinanza che continua, anzi ingrossa secondo intenzioni e progetti del governo.

E garanzia pubblica sui prestiti che le banche dovrebbero concedere alle aziende. Garanzia che costa, non è gratis. Garanzia, sacrosanta e dovuta, magari non basta neanche ad avere un prestito. Comunque soldi pubblici, tanti.

E soldi a fondo perduto alle aziende, così come giustamente reclamano. Prestiti da restituire, anche se praticamente senza interessi, non bastano a ripartire.

Un’azienda rischia di farsi prestare, di far debito, solo per pagare bollette e dipendenti, magari Inps e tasse. Allora magari non riapre.

Quindi soldi a fondo perduto. Necessari e necessari in questa forma. Quanti non si sa, ma tanti.

E soldi, miliardi, per la Sanità. Come negarli? Tre, cinque miliardi?

E soldi, miliardi, per le strutture scolastiche della scuola. Qualche sindacalista si è allargato, ha detto 12 miliardi. Dodici no, ma miliardi sì.

E, nel suo piccolo, il quasi miliardo di soldi pubblici per far volare Alitalia.

E la evidentissima tentazione, anzi cultura, anzi ideologia, anzi idea guida di gran parte del governo (M5S e Leu in blocco, ma anche un bel po’ di Pd) di applicare ovunque il modello Alitalia.

Cioè tenere aperte le aziende con soldi pubblici. E tenere compatto il tessuto sociale con i bonus e i rem. Sussidi pubblici alle aziende, anzi più che sussidi: soldi pubblici a tenerle in piedi. E sussidi a casa agli individui. Un paese tutto sussidiato dal portafoglio pubblico.

In contemporanea dalle categorie sociali tutte, proprio tutte, e dall’opposizione al governo, dalla cultura, dall’ideologia, dalla eterna tentazione anti tasse piove, anzi grandina la richiesta: 2020 senza tasse da pagare.

Fanno, ad occhio e tenendosi stretti e bassi, circa 120/130 miliardi di spesa pubblica aggiuntiva nel 2020. E, sempre ad occhio e tenendosi bassi, circa altrettanti miliardi di tasse in meno nelle casse dello Stato (circa 400 miliardi è il monte tasse riscosso annualmente, lavoratori dipendenti e pensionati che costituiscono il grosso dei contribuenti Irpef le tasse continuano a pagarle).

Più o meno 250 miliardi se tutti i bonus diventano bonus e se tutte le tasse diventano esenzioni. Più o meno 250 miliardi in un anno. Non ci si arriva nenache se Angela Merkel decidesse di donare la fede nuziale all’Italia.

Recovery Fondo, se mai sarà, porterebbe all’Italia forse una cinquantina di miliardi in forma di debito rimborsabile a lunghissima scadenza e soprattutto garantito da istituzione europea. Debito che non costa nulla oggi e neanche domani. Ma alla lunga andrà pure pagato. Venti miliardi dal Fondo europeo anti disoccupazione, 36 miliardi dal Mes, se Mes l’Italia chiederà.

Venti miliardi circa, ma questi di garanzia agli investimenti, non di spesa pubblica, dalla Bei.

Nella migliore, anzi iper migliore delle ipotesi, per l’Italia nel migliore dei mondi possibili la metà dei soldi pubblici che l’Italia richiede e promette.

Senza neanche voler considerare il problema dei problemi, e cioè che di assistenza e sussidi si può sopravvivere per mesi (pochi) e non per anni (tanti). Senza neanche fermarsi un momento sul fatto che i soldi pubblici andrebbero molto meglio a finanziare e pagare nuove e altre attività e nuova e diversa produzione di reddito e lavorazioni (e non ad assistere, imbalsamare tutto il preesistente pre-covid). 

Senza prediche e vaticini, considerazioni e ammonizioni, una cosa è incontestabile. Cifre alla mano, anche se liberi di fare tutto il debito, anche se nessuna Ue ci tiene a guinzaglio, anche se tutto quel che ci pare…Politica, governo, partiti, corpi sociali, associazioni, opinione pubblica, gente, Italia tutta è certa nella sua illusione e crede fermamente nel suo miraggio: quello di uno Stato dotato per natura di un portafoglio senza fondo.

Invece in fondo è dannatamente semplice: uno Stato con portafoglio senza fondo sul pianeta Terra non c’è, men che mai l’Italia.