Borse, spread…La Grecia fa ancora paura

di Vincenzo Longo
Pubblicato il 7 Maggio 2015 6:39 | Ultimo aggiornamento: 6 Maggio 2015 19:35
Borse, spread...La Grecia fa ancora paura

Foto d’archivio

ROMA – Vincenzo Longo a scritto questo articolo dal titolo “La Grecia fa ancora paura” anche sul sito Uomini e Business:

Seduta ancora all’insegna della volatilità sui mercati finanziari, con le piazze europee che sono riuscite a chiudere limando i cali dopo vari capovolgimenti di fronte, anche violenti, nel corso della giornata. Il mercato rimane in balia principalmente di tre fattori che potrebbero portare ancora a una prosecuzione delle vendite sia su bond che su azioni nelle prossime settimane, tra cui:

  1. dati deboli che stanno arrivando dagli Stati Uniti stanno portando gli investitori a vendere il biglietto verde sull’aspettativa di uno slittamento del rialzo dei tassi della Fed a fine 2015. Da qui il repentino rimbalzo dell’euro/dollaro, che spinge gli operatori a rivedere le aspettative sui conti delle aziende europee maggiormente rivolte all’export extra Ue. Oggi sono state le stime ADP a deludere le attese, registrando una crescita di 169 mila unità, ben sotto le attese. È il dato più basso da oltre un anno. Il mercato potrebbe aver ridimensionato le aspettative anche per i dati sui Non Farm Payrolls in agenda questo venerdì. Le news hanno spinto il cambio Eur/Usd ad aggiornare i nuovi massimi dal 26 febbraio, a 1,1370. Ci aspettiamo che il cambio rimanga sostenuto ancora per un po’, con spike verso 1,18;
  2. un peggioramento della crisi greca. Sebbene oggi alcune fonti ufficiali abbiano aperto alla possibilità di raggiungere un accordo nell’Eurogruppo l’11 maggio, sul mercato i timori di un default rimangono ancora molto forti. Queste tensioni stanno penalizzando il comparto governativo della periferia della zona euro e i mercati azionari;
  3. u na continua crescita del prezzo del petrolio, che anche oggi hanno aggiornato i nuovi massimi da 5 mesi, nonostante il primo calo delle scorte negli Usa. Il movimento al rialzo del greggio (dovuto al deprezzamento del dollaro) ha indotto molti operatori a rivedere frettolosamente al rialzo le aspettative sull’inflazione. Da qui le vendite massicce su tutti i titoli di Stato del mondo e il reddito fisso in generale, i cui rendimenti nominali troppo bassi degli ultimi mesi potrebbero penalizzarli in un contesto di accelerazione dell’inflazione.

La volatilità non ci abbandonerà fintantoché questi elementi non torneranno a normalizzarsi. Certo che in questo clima già agitato, non hanno fatto bene le parole della governatrice della Fed, Janet Yellen, che ha dichiarato che le quotazioni azionarie sono troppo elevate al momento.

UK, domani il voto per decidere l’inquilino del civico 10 di Downing Street

Intanto domani i cittadini britannici saranno chiamati alle urne per decidere chi guiderà il prossimo governo. Il testa a testa tra Laburisti e Conservatori dovrebbe portare a un Hung Parliament (Parlamento appeso), che si tradurrà sui mercati con una vendita degli asset britannici. La sterlina potrebbe essere la più penalizzata in questo contesto. Probabilmente, nel brevissimo termine, il deprezzamento della divisa britannica sarà più marcato verso euro, mentre contro il dollaro la debolezza dovrebbe essere contrastata da un dollaro che sta risentendo dei dati macro deludenti che stanno arrivando dagli States.

Peggiori potrebbero essere le conseguenze di un eventuale Brexit, che potrebbe portare a vendite diffuse e marcate. Questa ipotesi potrebbe concretizzarsi nel caso di una vittoria dei Conservatori, con il sostegno di UKIP, ipotesi questa che rimane al momento troppo remota.