Brexit, Boris Johnson non scherza più: pronto allo scontro con l’Ue

di Giampaolo Scacchi
Pubblicato il 22 Agosto 2019 7:00 | Ultimo aggiornamento: 23 Agosto 2019 10:55
Boris Johnson

Boris Johnson (Foto archivio ANSA)

ROMA – Il Premier Britannico Boris Johnson, come ricorda Giampaolo Scacchi, ci aveva abituato spesso alle solite battute taglienti; ma adesso al suo primo viaggio oltre Manica sembra deciso a non fare più battute, ma ad entrare in rotta di collisione con l’Unione Europea, chiedendo concessioni rilevanti ma senza offrire alternative per evitare una Brexit senza accordo.

Infatti ieri ha scritto una lunghissima lettera al presidente del Consiglio Europeo Donald Tusk (alla vigilia del G7 di Biarritz), nella quale chiede la cancellazione del cosiddetto «backstop», cioè la rete di protezione che dovrebbe garantire anche per il post-Brexit un confine «poroso» tra Irlanda del Nord (appartenente alla Gran Bretagna) e la Repubblica d’Irlanda.

La richiesta di Boris Johnson, nel dettaglio, è la eliminazione dal trattato di recesso dalla UE della «backstop», quella che è sempre stata definita la polizza di assicurazione per evitare il ritorno a un confine interno tra le due Irlande. Johnson ha definito la backstop «non democratica» e «incompatibile con la sovranità dello Stato britannico», ha ricordato che il Parlamento di Westminster l’ha bocciata tre volte ed ha aggiunto infine che «il backstop lega il Regno Unito, potenzialmente all’infinito, in un trattato internazionale che ci tiene in un’unione doganale… crea un confine tra Irlanda del Nord e Gran Bretagna… non ha gli strumenti per garantire un’uscita unilaterale… è anti-democratico».

Johnson ripete che la Brexit «dopo il periodo di transizione porterà Londra fuori da mercato comune e unione doganale… il backstop contraddice l’ambizione del Regno Unito» all’indipendenza dalla Ue. Johnson però, allo stesso tempo, chiede che pur senza backstop non si torni al «confine rigido» (dove peraltro c’erano militari britannici armati ) precedenti agli accordi di pace del 1998.

Nella lettera propone a Tusk la sua vecchia idea (come aveva precedentemente affermato “la botte piena e la moglie ubriaca”) con tutti i vantaggi di una polizza d’assicurazione senza però dover pagare nulla. Nella sua risposta, Tusk ha ricordato chiaramente a Johnson che «il backstop è una polizza d’assicurazione per evitare un confine rigido nell’isola irlandese… chi è contro il backstop senza proporre realistiche alternative è di fatto a favore di ristabilire un confine tra i due Paesi, anche se non vogliono ammetterlo».

La Merkel, che questa sera riceverà il Premier Britannico a Berlino, si è detta disponibile a trattare per trovare una «soluzione pratica» all’impasse, ma ha messo in chiaro (come tutti gli altri leader Ue) che la backstop non può essere eliminata. Si tratta infatti, sia di proteggere quello che diventerà il confine esterno dell’Unione che di tutelare la Repubblica d’Irlanda ed infine di rispettare la lettera e lo spirito degli accordi c.d. del Venerdì Santo (come ricorda Giampaolo Scacchi) che hanno eliminato i controlli al confine interno irlandese e hanno mantenuto la pace per oltre vent’anni.

Persone vicine al Premier Britannico, lasciano trapelare che stasera Johnson durante la cena di lavoro con la Merkel ribadirà la sua determinazione a portare la Gran Bretagna fuori dalla Ue entro il 31 ottobre «a qualsiasi costo», con o senza accordo; chiaramente nella speranza che un atteggiamento duro e inflessibile da parte di Londra possa portare a una modifica sostanziale nella posizione Ue.

Lo scorso anno infatti il leader dei Brexiter, come ricorda Giampaolo Scacchi, aveva dato le dimissioni da ministro degli Esteri accusando l’allora premier Theresa May di essere troppo arrendevole nei confronti di Bruxelles. Il premier britannico spiegherà inoltre alla Merkel stasera e ribadirà domani al presidente francese Emmanuel Macron che, contrariamente a quanto dichiarano gli esponenti del fronte anti-Brexit, il Parlamento Britannico non potrà bloccare una eventuale uscita “no deal”.

I fatti però sono molto controversi: da un lato infatti il Governo Britannico ostenta sicurezza, ma dall’altro lato, in realtà a Westminster, si sta rafforzando una alleanza trasversale tra deputati di diversi partiti (Tories compresi) decisi a bloccare un’uscita senza accordo che tutti gli analisti ritengono un salto nel buio, dalle conseguenze devastanti per l’economia britannica.

A tal proposito, il leader dell’opposizione laburista Jeremy Corbyn si è anche detto pronto a chiedere un voto di fiducia contro Johnson. Nonostante questo, secondo il sondaggio di Kantar, eventuali elezioni politiche anticipate potrebbero giocare a favore di Johnson, dato che il partito conservatore è salito al 42% nelle intenzioni di voto, mentre i laburisti di Corbyn sono scesi al 28%.