Brexit, Boris Johnson fa il duro: “No deal!” e la sterlina crolla

di Giampaolo Scacchi
Pubblicato il 10 Agosto 2019 11:55 | Ultimo aggiornamento: 10 Agosto 2019 11:55
boris johnson

Il primo ministro britannico Borsi Johnson (Ansa)

ROMA  – Il “no deal” si avvicina e la sterlina affonda. L’uscita della Gran Bretagna dall’Unione Europea senza un accordo il 31 ottobre si è fatta più probabile, dopo che il Premier Britannico ha continuato ad escludere compromessi con Bruxelles.

La Sterlina Britannica è sotto pressione sui mercati valutari. Nel cambio con il dollaro americano il pound, alle ore 20 del 9 agosto, come precisa Giampaolo Scacchi, ha toccato il minimo a 1,206, con una variazione pari allo 0,67% rispetto alla chiusura del giorno prima; anche al di sotto del minimo storico annuo toccato il 1 Agosto (1,212). Numeri che non si vedevano da gennaio 2017, da quando cioè la sterlina toccò i minimi post referendum sulla Brexit a quota 1,204 dollari. Il pound continua a soffrire; nell’ultima settimana la valuta britannica è arrivata a perdere circa il 2% mentre il saldo dell’ultimo mese è negativo per oltre il 4%. Numeri decisamente anomali per il mercato valutario.

Ad innescare la pressione ribassista sulla sterlina britannica, sono certamente i timori legati alla Brexit dopo l’incarico di primo ministro affidato a Boris Johnson che, nel suo primo discorso da premier, ha dichiarato di voler mettere in atto una Brexit “senza se e senza ma” entro la scadenza fissata del 31 ottobre 2019. Parole che di fatto lasciano aperta la porta anche all’ipotesi più estrema di una Brexit senza accordo (no deal).

La prospettiva di una uscita dalla U.E. senza accordi, ha offerto ottimi pretesti agli investitori che volevano scommettere contro il pound; pretesto che è stato poi di recente ulteriormente rinsaldato dalle dichiarazioni del neo inquilino di Downing Street che la settimana scorsa ha ribadito di non volersi sedere al tavolo delle trattative con le controparti europee se queste ultime non saranno disposte a cedere su alcuni punti chiave. Una sorta di ultimatum che, come ricorda Giampaolo Scacchi, non lascia ben sperare sull’esito della partita.

Le vendite sulla sterlina, inoltre, sono state accompagnate da forti acquisti sui titoli di Stato britannici, comportando quindi la riduzione sui loro rendimenti; infatti relativamente la scadenza decennale sono scesi a quota 0,63%, riportandosi così sui minimi storici da agosto 2016 (l’estate calda del referendum sull’uscita dall’Unione).

Per quanto riguarda i tassi, si prevede un taglio entro la fine dell’anno per contrastare l’incertezza legata alla Brexit (ipotesi molto probabile; circa al 60% secondo gli analisti di mercato). C’è da aggiungere al riguardo che il tonfo della sterlina legato alla Brexit (-25% rispetto a 5 anni fa), alimenta anche pressioni inflazionistiche e ciò, in linea di principio, dovrebbe scoraggiare la Banca di Inghilterra dal mettere in atto misure espansive; da questo punto di vista bisognerà vedere quali saranno le prossime mosse del Premier Britannico Boris Johnson.