Brexit, caos totale: no deal o lungo rinvio?

di Giampaolo Scacchi
Pubblicato il 30 marzo 2019 7:35 | Ultimo aggiornamento: 30 marzo 2019 0:51
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Brexit, caos totale: no deal o lungo rinvio?

di Giampaolo Scacchi

Ieri 29 marzo alle 23 sarebbe scaduto il termine (fissato nel 2016, come ricorda Giampaolo Scacchi) per la Brexit, ma a poche ore di distanza è caos totale.

Infatti ieri pomeriggio, il parlamento britannico ha respinto, con 344 voti contrari e 286 voti favorevoli, per la terza volta l’accordo di divorzio tra Londra e la Ue siglato da Theresa May. L’accordo  suddetto esce sconfitto con uno scarto di soli 58 voti: un risultato certamente meno umiliante rispetto ai 230 e 149 voti di differenza del 15 gennaio e del 12 marzo, ma comunque sufficiente a rimandare per l’ennesima volta un verdetto definitivo sul divorzio dalla U.E..

La premier ha cercato fino all’ultimo di incassare il via libera della Camera dei Deputati, apportando le “modifiche sostanziali” al testo (come richiesto la settimana precedente dallo Speaker John Bercow) e trattando con le ali più rigide della sua maggioranza. Anzi Theresa May era addirittura arrivata, come ricorda Giampaolo Scacchi, ad offrire le sue dimissioni in cambio di un’approvazione in extremis del suo accordo di uscita: ma tutto ciò non è servito.

Mentre da Bruxelles fanno sapere che l’ipotesi di una rottura no-deal (cioè senza accordo) è “sempre più probabile”, la Premier May non sembra ancora intenzionata a fare un passo indietro, dichiarandosi invece pronta a lottare perché ”la Brexit sia attuata”.

La May infatti, pur non nascondendo la sua frustrazione per l’ennesima bocciatura ricevuta dalla Camera dei Comuni, ha dichiarato che resterà al suo posto, tentando di traghettare Londra verso un’uscita che eviti lo spettro di un “no-deal”. In questo modo ci si avvia verso una “quasi certa partecipazione” alle elezioni europee della Gran Bretagna, con tutti i problemi che questo comporterebbe. A tal proposito, il presidente del Consiglio Europeo Donald Tusk ha già convocato un summit per il prossimo 10 aprile sul dossier Brexit, ricordando che entro questa data, il governo britannico dovrà decidere se chiedere un rinvio lungo di Brexit, (partecipando così alle prossime elezioni europee del 23-26 maggio) oppure annunciare la sua uscita “no deal”.

Se da un lato, dalle dichiarazioni dei vari funzionari europei, sembra che i leader dei 27 restanti paesi Ue siano “molto preparati” allo scenario di una rottura senza accordi. Dall’altro lato, si registra  la significativa scivolata della sterlina inglese sia sull’ euro che sul dollaro, manifestando la preoccupazione dei mercati finanziari per un probabile divorzio “no deal” tra Londra e la Ue.