Brexit: le conseguenze legislative, comunicative e logistiche

di Giampaolo Scacchi
Pubblicato il 26 marzo 2019 15:24 | Ultimo aggiornamento: 26 marzo 2019 15:24
Brexit: le conseguenze legislative, comunicative e logistiche

Brexit: le conseguenze legislative, comunicative e logistiche (Ansa)

di Giampaolo Scacchi

Lo scorso 25 marzo ha rappresentato un ulteriore battuta d’arresto del governo di Theresa May, infatti la Camera dei Comuni ha approvato l’emendamento Letwin con 239 a favore e 302 contrari e da mercoledì prossimo, con la prossima seduta, il governo dovrà seguire le indicazioni proposte da Westminister: mantenimento nel mercato unico, nuovo referendum o addirittura la cancellazione dell’uscita dalla Ue. Di fatto il processo alla Brexit passa nelle mani del Parlamento per la presentazione di piani alternativi all’accordo raggiunto dalla premier con la UE.

L’accordo dei 27 (paesi dell’UE) prevede che nell’ipotesi di un benestare all’intesa di divorzio questa settimana, l’uscita del Regno Unito dall’Unione sia spostata dal 29 marzo al 22 maggio, questa data è stata scelta volutamente prima delle votazioni europee per evitare, con la presenza inglese nell’Unione, di compromettere l’organizzazione delle elezioni europee del 23-26 maggio. In alternativa, Londra ha tempo fino al 12 aprile per decidere se intende organizzare il voto europeo. In caso di decisione negativa, la Gran Bretagna dovrebbe lasciare l’Unione quello stesso giorno.

La Commissione europea, ha annunciato che alla luce di “rischi di uno scenario di no deal sempre più verosimile”, l’Ue e gli Stati membri hanno sostanzialmente “completato” la preparazione in caso di un’uscita traumatica dall’Ue della Gran Bretagna. Bruxelles ha inoltre spiegato che anche quasi tutte le misure legislative (17 su 19) sono già state adottate e che quelle rimanenti dovrebbero esserlo “rapidamente” inoltre fa presente che “i rapporti del Regno Unito con l’Ue saranno governati dal diritto pubblico internazionale generale, che comprende le norme dell’Organizzazione mondiale del commercio”.

Ma cosa potrebbe comportare tutto ciò?

Per i viaggiatori l’obbligo di oltrepassare la frontiera con il passaporto e non più con la carta di identità con tutti i limiti e le complessità che ne conseguono.

Per i consumatori con una hard Brexit, i cittadini europei in Gran Bretagna e i cittadini inglesi nell’Unione europea non potranno godere della previdenza sanitaria europea. Lo stesso vale per la telefonia mobile. Il Regno Unito verrà infatti considerato un paese terzo, e le società di telecomunicazione potranno imporre tariffe supplementari. Al momento dell’acquisto online di beni provenienti dal Regno Unito, il consumatore europeo dovrà pagare diritti all’importazione e altre tasse indirette (come l’Iva).

Con una uscita disordinata del paese dall’Unione, le regole comunitarie relative ai diritti dei consumatori non potranno più applicarsi nel Regno Unito. Tuttavia, le giurisdizioni dei paesi membri continueranno a proteggere i consumatori europei nei confronti di un commerciante britannico in campi quali il commercio sleale, le clausole abusive nei contratti, la vendita e la garanzia dei beni di consumo, i viaggi a forfait, e l’indicazione dei prezzi. 

I Ventisette si stanno preparando su tre fronti per le conseguenze della Brexit: legislativo, comunicativo, e logistico, in particolare con il reclutamento di nuovi doganieri (700 in Francia, fino a 400 in Belgio, e 900 in Olanda). Sei paesi – Francia, Belgio, Danimarca, Olanda, Spagna e Irlanda – stanno aprendo 20 nuovi varchi per consentire i controlli al confine, in particolare fitosanitari. «Nulla sarà facile – ha concluso la funzionaria europea – ma hard Brexit sarà pienamente gestibile».