Brexit, incertezze e conseguenze sul mercato immobiliare italiano

di Giampaolo Scacchi
Pubblicato il 1 febbraio 2019 6:51 | Ultimo aggiornamento: 8 febbraio 2019 22:54
Brexit, incertezze e conseguenze sul mercato immobiliare italiano

Brexit, incertezze e conseguenze sul mercato immobiliare italiano

ROMA – Il 29 gennaio il Premier britannico si era presa una piccola rivincita; infatti il parlamento, dopo accese discussioni, ha dato mandato alla May di tornare a Bruxelles e cercare di ottenere entro il 13 febbraio un accordo non dissimile a quello presentato nel novembre 2018, modificandolo in modo sostanziale per ciò che riguarda i vincoli relativi al backstop, la polizza di assicurazione che punta a evitare il ritorno di un confine tra le due Irlande e sia invece sostituita da “accordi alternativi” non ben specificati. Questa l’analisi di Giampaolo Scacchi.

La May aveva chiesto un voto favorevole forte in modo di avere “il mandato di cui ho bisogno per negoziare con Bruxelles un accordo che abbia il sostegno della maggioranza in Parlamento, non un ulteriore scambio di lettere ma un cambiamento significativo e legalmente vincolante all’accordo”.

Il mandato ottenuto potrebbe tuttavia non avere nessun effetto, poiché non è detto che la UE abbia la volontà di rivedere l’accordo relativo alla Brexit. Infatti, come prevedibile, l’establishment comunitario ha respinto la richiesta britannica di rivedere l’accordo di divorzio, e in particolare il paracadute irlandese che deve servire a evitare il ritorno di un confine tra le due Irlande.

Il Presidente del Consiglio Europeo Tusk , a nome dei ventisette, subito dopo il voto ha tenuto a comunicare che “L’accordo raggiunto è e resta il migliore ed è l’ unico modo per assicurare una uscita ordinata della Gran Bretagna dall’Ue; Il backstop è parte di quell’accordo, che non è aperto a nuovi negoziati” ed il presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker, ha precisato che il contenuto dell’intesa non può essere oggetto di nuovo negoziato. Da mesi la questione del paracadute irlandese è il pomo della discordia tra Bruxelles e Londra.

L’ex premier polacco Tusk ha anche aggiunto che i Ventisette sono pronti eventualmente a valutare un prolungamento dei due anni previsti dall’articolo 50 tra la notifica dell’uscita dall’Unione e l’uscita vera e propria. Qualsiasi decisione all’unanimità dei Ventisette considererà “le ragioni e la durata di una eventuale estensione così come la necessità di assicurare il funzionamento delle istituzioni europee”.

In ogni caso il Premier britannico, ha fissato il ritorno in aula per il prossimo 13 febbraio sia che si riesca a trovare un nuovo accordo che senza; in quest’ultimo caso, valutando eventuali nuove proposte. In entrambi i casi la decisione dovrà essere messa al voto.

Voto che questa volta sarà cruciale e non indicativo come successo fino ad oggi. Lo stesso Premier come ha ribadito di essere è contraria ad un “no deal”, uno scenario che la allarma “Non voglio un no deal, ma non basta opporsi per evitarlo, serve dire sì a un deal”, avverte, rilanciando all’improvviso, malgrado l’ennesimo pomeriggio di scontri e di toni aspri, l’offerta di un confronto faccia a faccia al leader dell’opposizione. Un’offerta che stavolta Corbyn, accetta. Intanto, in questo stato di incertezza, la borsa di Londra prende positivamente il voto a favore della May ed in Europa risulta essere tra le migliori con un rialzo vicino al 2,5% in due giorni, beneficiando della debolezza della sterlina provocata dal voto del Parlamento inglese sugli emendamenti per la Brexit.

Tra i primi segnali della Brexit sull’economia reale, come detto nel precedente articolo, molte multinazionali stanno spostando la loro sede fuori il Regno Unito; oltre alle aziende sembra che anche alcuni privati stiano pensando di lasciare il Regno Unito per tornare nei loro paesi di origine. Nell’ultimo anno, le ricerche di case in Italia provenienti dal Regno Unito sul sito di Immobiliare.it sono cresciute del 47%. E anche se non è ancora chiaro quali esiti avrà la Brexit e quali saranno le conseguenze sulle aziende e i lavoratori comunitari nel Regno Unito, sembra poter esserci un effetto sul mercato residenziale italiano: probabilmente, in questo stato di incertezza, molti connazionali stanno valutando l’idea di rientrare in patria (soprattutto, almeno inizialmente, in affitto), ma le ricerche d’acquisto potrebbero essere state effettuate anche da inglesi che vogliono investire su un asset nella zona euro.

L’80% delle ricerche effettuate infatti, sempre secondo Immobiliare.it, riguarda immobili in affitto soprattutto a Milano, Torino e Roma (in ordine decrescente) ed «Un’eventuale migrazione di ritorno dal Regno Unito al nostro Paese, concentrata in particolare nelle grandi città dove ci sono maggiori occasioni di lavoro, porterebbe a un’ulteriore accelerazione del mercato degli affitti e quindi ad altri aumenti dei canoni di locazione – dichiara Carlo Giordano, amministratore delegato di Immobiliare.it – Bisogna anche considerare che nel Nord Europa la cultura dell’affitto, come alternativa a lungo termine al possesso, è da sempre consolidata rispetto all’Italia: chi lavora da diversi anni nei Paesi britannici, conclude Giampaolo Scacchi, ha assimilato verosimilmente questa mentalità e preferirebbe, anche tornando in patria, la formula della locazione, che tra l’altro è meno vincolante se si è incerti su dove si dirigerà la propria carriera».