Brexit, incubo no deal. Conte: “Non decidiamo noi”, inglesi nel caos

di Giampaolo Scacchi
Pubblicato il 22 marzo 2019 6:01 | Ultimo aggiornamento: 21 marzo 2019 21:11
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Brexit, incubo no deal. Conte: “Non decidiamo noi”, inglesi nel caos. Nella foto Giampaolo Scacchi

di Giampaolo Scacchi

La Premier May ha fatto la scommessa più grande della sua carriera politica, nel tentativo disperato di ottenere l’approvazione del suo accordo sulla Brexit . In primo luogo, ha chiesto all’UE una breve estensione dell’articolo 50 dal 29 marzo al prossimo 30 giugno. In una lettera a Donald Tusk (il presidente del Consiglio Europeo) ha affermato che il suo accordo – con alcune lievi modifiche – tornerà alla Camera dei Comuni la prossima settimana per un altro voto; “ se passa – ha aggiunto – il Parlamento avrebbe bisogno di più tempo per approvare le leggi sulla Brexit e ratificare l’accordo” ed ha ripetuto per ben tre volte “come Primo Ministro, non sono disposto a ritardare la Brexit oltre il 30 giugno”.

Il Presidente Tusk ieri aveva fatto sapere che l’UE acconsentirebbe a una breve proroga, ma solo a condizione che l’accordo di uscita venga approvato entro la prossima settimana dal Parl; aggiungendo che la Unione Europea è pronta ad andare incontro a questa esigenza (delay breve) ed ha aggiunto che molti paesi dell’UE potrebbero rifiutare un rinvio maggiore ( delay lungo), se l’accordo non dovesse passare.

Molti Parlamentari Britannici sono furiosi con la signora May (per il suo tentativo di ritardare la Brexit) sostenendo che avrebbe dovuto andarsene tanto tempo fa e andare avanti con “No Deal”. Qualche parlamentare ha detto che la richiesta di un’estensione è un “tradimento” e molti altri hanno chiesto che il Primo Ministro si dimettesse.

In questa atmosfera, con le grida di rabbia di Westminster che risuonano nelle sue orecchie, la Premier May è a Bruxelles. Il Consiglio europeo infatti, deve rispondere alla richiesta di Theresa May di una proroga della Brexit dal 31 marzo al 30 giugno. Stando alle dichiarazioni dei leader all’arrivo a Bruxelles, l’Unione appare compatta dietro alla linea dettata mercoledì da Donald Tusk:  si alla mini-proroga ma solo se nel frattempo la Camera dei Comuni approverà l’accordo firmato dalla premier britannica con l’Unione. Mini-rinvio che tuttavia per la maggior parte dei capi di Stato e di governo non vede andare oltre il 23 maggio, data di inizio delle elezioni europee, per evitare che Londra partecipi al voto.

A tal proposito, si registra da parte del presidente Macron una linea dura contro un’estensione più lunga. Il presidente francese Emmanuel Macron, ha infatti precisato che l’alternativa è il no-deal: «Se il terzo voto sull’accordo a Westminster fosse negativo – ha detto Macron – andremmo verso un’uscita senza accordo. Lo sappiamo tutti. Dobbiamo essere molto chiari in questo momento, non possiamo andare a proroghe più lunghe che potrebbero avere conseguenze sul buon funzionamento dell’Ue e intaccare la nostra capacità di decidere e agire».

Angela Merkel ha preferito usare toni più dialoganti, sottolineando che l’Unione Europea deve lavorare «fino all’ultimo istante» per garantire un’uscita ordinata della Gran Bretagna ed evitare il «no-deal». Anche il presidente della Commissione europea, Jean-Claude Juncker, ha insistito sull’opportunità di tenere aperta fino all’ultimo la porta del dialogo: se il Parlamento britannico respingerà nuovamente l’accordo per la Brexit «avremo un secondo incontro del Consiglio europeo la settimana prossima, dovremo tornare qui», in un vertice da ultima spiaggia che si svolgerebbe poche ore prima del 31 marzo e avrebbe l’unico obiettivo di evitare il caos del «no-deal».

«La posizione italiana – ha detto il premier Giuseppe Conte – è che concedere un rinvio di breve termine può essere utile, ma bisogna aspettare il voto, l’ennesimo, del Parlamento britannico. Noi siamo sempre per il deal, la possibilità del no deal non la riteniamo auspicabile, ma non è una nostra decisione».