Brexit, interesse dell’Italia non è una uscita no deal

di Giampaolo Scacchi
Pubblicato il 19 marzo 2019 17:28 | Ultimo aggiornamento: 19 marzo 2019 17:28
Brexit, interesse dell'Italia non è una uscita no deal, scrive Giampaolo Scacchi (nella foto)

Brexit, interesse dell’Italia non è una uscita no deal, scrive Giampaolo Scacchi (nella foto)

di Giampaolo Scacchi

A 10 giorni dalla fatidica scadenza della Brexit, il 29 marzo, la Gran Bretagna si trova nel bel mezzo di “una grave crisi costituzionale”, come affermato dal procuratore generale Robert Buckland.

Giovedì scorso, come ricorda Giampaolo Scacchi, la Premier May aveva ottenuto  (testo approvato con 412 voti a favore e 210 contrari) il rinvio del divorzio oltre la data  di scadenza, prevista fin dal novembre 2016; ma la proposta di rinvio (che dovrà in ogni caso essere approvata all’unanimità dai leader dei 27 Paesi della U.E. il prossimo 21 marzo) prevede necessariamente una nuova votazione sull’accordo di divorzio tra Londra e U.E. già respinto due volte (Novembre e Gennaio) dai parlamentari britannici. Precisamente la proposta di accordo dovrà essere rivotata domani 20 marzo e si aprono due scenari: se il Parlamento Britannico approva la mozione, il governo chiederà un rinvio breve fino al 30 giugno; se i parlamentari britannici invece, respingessero nuovamente la proposta di accordo, il governo sarà costretto a richiedere un rinvio più lungo ( cioè una estensione “ più sostanziale” dell’art. 50). Ammesso che la U.E. dia all’unanimità l’assenso al rinvio! Si registra  infatti un certo nervosismo tra i vertici comunitari e la posizione di alcuni Paesi Membri verso un” no deal”

In questo contesto, ieri il Parlamento Britannico ha gelato la Premier May. Infatti il Presidente (Speaker) della Camera dei Comuni John Bercow ha chiarito, facendo riferimento a numerosi precedenti e regole ( come ricorda Giampaolo Scacchi, il Regno Unito non ha un singolo documento costituzionale, Costituzione Scritta), che il Governo non può riproporre nuovamente per la terza volta il medesimo accordo di divorzio già bocciato due volte.

Lo Speaker infatti,  ricordando le due pesantissime sconfitte subite dalla May, ha affermato “ se il Governo vuole riproporre una nuova mozione che non è la stessa o sostanzialmente la stessa, questo sarebbe perfettamente in regola. Ma il Governo non può riproporre alla Camera la stessa proposizione o sostanzialmente la stessa di quella già votata e bocciata con 149 voti contrari, pochissimo tempo fa”.

Come insegna la “storia della Brexit”, i colpi di scena possono essere dietro l’angolo e l’unica certezza è per ora  la scadenza del 29 marzo. È vero, infatti, che la settimana scorsa il Parlamento Britannico ha votato contro una uscita “no deal” (cioè senza accordo), ma più si avvicina la data di scadenza e più il rischio è alto, considerando anche il malumore ormai imperante tra alcuni leader europei.

L’Italia,  per voce del suo Ministro agli Esteri Enzo Moavero Milanesi, si dichiara favorevole ad un rinvio della Brexit. Infatti, dopo aver ricordato che “la Brexit averla immaginata  con questi continui cambi di scenari ed aggiunta di elementi: è davvero una suspence!”, il ministro Moavero ha aggiunto che è interesse dell’Italia una “Brexit non hard”, considerato il forte avanzo commerciale tra Italia e G.B. (avanzo commerciale che come riporta Scacchi nei precedenti articoli, potrebbe diminuire a causa di dazi ed eventuali barriere) e la tutela degli italiani che studiano e/o lavorano nel Regno Unito.