Brexit, Londra sprofonda, la May chiede aiuto all’odiato Corbyn

di Giampaolo Scacchi
Pubblicato il 4 aprile 2019 21:28 | Ultimo aggiornamento: 4 aprile 2019 21:28
Brexit, Londra sprofonda, la May chiede aiuto all'odiato Corbyn

Brexit, Londra sprofonda, la May chiede aiuto all’odiato Corbyn (Foto Ansa)

di Giampaolo Scacchi

LONDRA – La notte scorsa, dopo lunghissime trattative, la Camera dei Comuni britannica ha dato il via libera a una proposta di legge per evitare il rischio di una Brexit “no-deal”. Infatti, con uno solo voto di scarto (313 sì e 312 no), è stato approvato il provvedimento che di fatto obbligherebbe la premier May a chiedere un rinvio più lungo del divorzio dalla Ue, già slittata dal 29 marzo al 12 aprile; in ogni caso però, per ottenere questo serve prima il consenso definitivo della Camera dei Lords (già favorevole in prima lettura) ed infine quello del Consiglio Europeo.

Questa legge (firmata dalla laburista Yvette Cooper e dal conservatore Oliver Letwin)  di fatto costringe la Premier May a mantenere i suoi stessi impegni, obbligandola sicuramente a chiedere il via libera del Parlamento per decidere la lunghezza esatta del periodo di estensione dell’art. 50 (delay). La May, ricorda Giampaolo Scacchi, aveva infatti sempre parlato di una «proroga breve» o comunque entro il 22 maggio, per evitare una sovrapposizione con le prossime elezioni europee ed i rischi derivanti da una partecipazione di Londra al voto per la nuova legislatura del Parlamento Europeo. Da quello che trapela però, molti deputati potrebbero essere favorevoli anche a un rinvio più lungo e questo metterebbe ancora più in difficoltà il già traballante governo britannico.

Anche per questo motivo vanno avanti serrati  i tentativi di negoziato fra May e il suo rivale storico e grande oppositore, il leader dei laburisti Jeremy Corbyn. La Premier vorrebbe strappare infatti un accordo condiviso all’opposizione, per ripresentarsi a Bruxelles il 10 aprile con un nuovo testo e ottenere successivamente la ratifica dell’accordo alla Camera dei Deputati.

Corbyn che, come ricorda Giampaolo Scacchi, fino a pochissimi giorni fa aveva sempre cercato di far  dimettere la May, questa volta ha accolto di buon grado l’invito al dialogo della Premier e ieri si è svolta la prima sessione di negoziati, giudicata «utile, ma non conclusiva» dallo stesso Corbyn; a tal proposito, va segnalato che, vista la attuale posizione di forza, parecchi membri dello stesso partito laburista stanno pressando il loro leader affinché qualsiasi compromesso includa la clausola di un referendum confermativo. Questo significherebbe sottoporre ad un giudizio popolare l’accordo di divorzio tra Londra e la Ue siglato da May con i restanti 27 leader europei.

Ma, se da un lato, il presidente del Consiglio europeo Tusk ha invitato i colleghi ad essere «pazienti»,  dall’altro lato, i vertici della U.E. stanno considerando sempre più realistico lo scenario di una Brexit “no-deal”. Lo stesso Juncker, ha ribadito che il rischio di un divorzio senza accordo è «sempre più probabile».

In questa grave situazione di incertezza, il governatore della Banca di Inghilterra sta mettendo tutti gli inglesi in guardia dai rischi altissimi del “no-deal” ed inoltre, secondo Standards and Poor’s Corporation (S&P), il Regno Unito avrebbe già perso mediamente più di 6,5 miliardi di sterline (pari a più di 7,5 miliardi di Euro) per ogni trimestre successivo al risultato sorprendente del referendum del 23 giugno 2016 sulla Brexit. Ad oggi cioè, secondo lo studio effettuato dalla S&P (società privata con base negli Stati Uniti e nota per le sue ricerche finanziarie, ndr), la Gran Bretagna avrebbe perso più di 82,5 miliardi di euro!