Calabria, un sindaco, un Tg: brav’uomo, politico frana

di Redazione Blitz
Pubblicato il 13 Agosto 2015 13:58 | Ultimo aggiornamento: 13 Agosto 2015 14:00
Calabria, un sindaco, un Tg: brav'uomo, politico frana

Calabria, un sindaco, un Tg: brav’uomo, politico frana (foto Ansa)

ROMA – Un sindaco, un telegiornale, lacrime trattenute a stento, emozione sincera. E appello al governo: “Ricostruiremo la città ma ho bisogno di un governo che stia al mio fianco…”. Singulto, nodo alla gola di fronte all’alluvione, le strade diventate di fango, gli sfollati, gli edifici a rischio. Un sindaco, un uomo sincero, un brav’uomo, un pessimo amministratore e, se possibile, un ancor peggior politico. Lui come praticamente tutti i sindaci e amministratori, soprattutto al Sud, soprattutto in Calabria. Un sindaco in sintonia con i suoi cittadini che, tutti insieme, le alluvioni se le chiamano, le preparano e, quando arrivano, dimenticano di averle favorite e tenute a balia.

Tutti, proprio tutti, i Comuni calabri, e da decenni, sono a rischio idrogeologico. E tutti da decenni costruiscono “al piede di rilievi franosi e instabili che diventano cittadine affollate e innervate di strade che si frappongono come ostacoli e strozzature alla naturale discesa a mare delle acque alzando micidiali lame di acqua e fango…(Mario Tozzi La Stampa). La Calabria jonica è stata costruita così “villette, villaggi, alberghi collocati alla foce dei corsi d’acqua”. La Calabria jonica, quella che oggi piange e soffre, Rossano e Corigliano. E anche l’altra Calabria, e anche il resto del Sud e anche il resto d’Italia: otto metro quadrati al secondo edificati e costruiti nella penisola.

“Un misto di ignoranza, fatalismo, speculazione, malaffare…” di questo è impastato il cemento della costruzione. E quel sindaco, come tutti i suoi colleghi sindaci, è pronto a ricostruire con lo stesso cemento. I suoi elettori non gli perdonerebbero se amministrasse il suolo secondo il principio che là dove c’è rischio non abiti e te ne vai, la sua gente non gli perdonerebbe se negasse autorizzazioni e permessi, la sua comunità sarebbe pronta a insorgere contro un governo centrale che si impiccia e non si fa i fatti suoi, non rispetta “l’autonomia” e non “incentiva lo sviluppo”.

Quel sindaco vuole, implora, chiede aiuto e soldi per ricominciare. Ricominciare come prima a tombare corsi d’acqua, inventare e vasche canali di contenimento, stendere sul territorio un manto di manufatti umani che rendono il terreno impermeabile e quindi lo fanno fungere da trampolino di lancio per le alluvioni. Quel sindaco vuole, come tutti i sindaci, soldi per continuare a sbagliare. Il dissesto, là dove davvero comincia la frana geologica, è quello sociale politico. Il dissesto per cui almeno un po’ di soldi quel sindaco li avrà per continuare a sbagliare.