Calcio, il ritorno, ma come? Stadi vuoti. Ma le piazze? L’esempio di Napoli spaventa

di Bruno Tucci
Pubblicato il 20 Giugno 2020 12:08 | Ultimo aggiornamento: 20 Giugno 2020 12:08
Calcio, il ritorno, ma come? Stadi vuoti. Ma le piazze? Napoli spaventa. Nella Foto: Ronaldo e altri giocatori della Juventus

Calcio, il ritorno, ma come? Stadi vuoti. Ma le piazze? Napoli spaventa. Nella Foto: Ronaldo e altri giocatori della Juventus

Ritorna la serie A, ma che calcio è? Eccolo finalmente quello che i tifosi ultrà aspettavano da tempo. Si torna in campo, undici contro undici.

Ritorna la serie A, ma che calcio sarà, con le riserve in panchina pronte a sostituire chi non gliela fa più? Saranno in tanti a chiedere di uscire perchè manca il fiato, tre mesi di stop fanno male anche ai grandi campioni, gli insostituibili.

Così ha vinto chi voleva “il calcio a tutti i costi”. Non ci si poteva fermare ancora, business is business. Di fronte ai danari non si guarda in faccia nessuno. “Pecunia non olet”, ammonivano i nostri padri latini. Il danaro non ha un odore sgradevole. Allora, parte il fischio d’inizio, si torna a soffrire per novanta minuti e più.

Non sulle gradinate delle curve o nelle poltroncine delle tribune centrali. Tutti a casa, incollati alla tv se si ha la possibilità di vedere una partita. Mancherà, dunque, una parte essenziale dello spettacolo, il pubblico, il dodicesimo giocatore in campo.

Gradinate senza pubblico, tutto in silenzio o quasi

Spalti vuoti ed assoluto silenzio, tranne gli urlacci degli allenatori per un passaggio sbagliato o l’imprecazione di un giocatore per aver colto il palo. Jella a parte sarà come giocare un incontro di tennis senza le palline o nuotare da soli in una piscina senza lo stimolo di un avversario che devi battere.

Insomma, l’interrogativo è: che calcio sarà quello che vedremo da stasera fin quasi a Ferragosto? Inutile dirlo: uno spettacolo a metà. Con gli ultrà che non potranno esultare quando un loro beniamino segnerà un gol. Né ci potrà essere l’abbraccio (vietato) tra i giocatori che fanno festa dopo aver visto la palla entrare in rete.

Chi vincerà? Quale sarà la squadra che il prossimo anno potrà indossare la maglia con lo scudetto tricolore? Juventus, Lazio, Inter o un outsider che nessuno avrebbe mai immaginato. Non è questo l’interrogativo di fondo. Uno sportivo vero deve riconoscere la bravura degli avversari.

Il problema è un altro

Sarà un campionato falsato perché giocato dopo una lunga interruzione? Con i giocatori andati fuori fase, con uno stop prolungato degli allenamenti che avrà mandato in tilt anche un campione indiscusso? Ecco il motivo per il quale molti esperti – pericoli del coronavirus a parte – dicevano no alla ripresa del calcio giocato.

A torto o a ragione? Questo è un dubbio che potrà essere svelato dallo scorrere del tempo. Cioè alla fine del campionato, risultati alla mano, si potrà fare un bilancio della stagione e stabilire se è stata viziata o no.

Da che parte stanno i tifosi? Bisogna distinguere chi è “malato” di calcio e ne parla dal lunedì al sabato con l’interruzione della domenica per ovvie ragioni; e quelli che amano lo sport nazionale ma si rendono conto dei problemi che lo hanno circondato e lo circondano ancora.

I primi non vogliono sentir chiacchiere e non vedono l’ora di sedersi in poltrona e accendere la tv; gli altri, meno esaltati, si interrogano e hanno i dubbi che gli scienziati hanno sempre posto a coloro che erano per il “si a tutti costi”.

Torniamo a giocare, poi si vedrà. Non è così, ma pieghiamoci alle decisioni della maggioranza che ha predicato la riapertura. Va tutto bene (è anche il nostro augurio), però non lasciamoci travolgere dall’entusiasmo come è successo a Napoli dopo la vittoria sulla Juventus e la conquista della Coppa Italia. Errare è umano, perseverare è diabolico.