Campionato di calcio. Due miliardi di debiti, talenti in fuga: Italia in crisi anche lì

di Fiorentino Pironti
Pubblicato il 19 agosto 2009 11:57 | Ultimo aggiornamento: 13 ottobre 2010 18:19

Due miliardi di debiti, costo del lavoro che sfiora il 70% dei ricavi, grandi campioni e giovani talenti che scappano all’estero: quello che appena dieci anni fa era “il campionato più bello del mondo” si appresta a vivere una stagione da comprimario nel panorama europeo. Prima di noi (85 milioni di incassi) ci sono l’Inghilterra (320 milioni) e la Spagna (100 milioni), ma dobbiamo guardarci anche dalla crescita di Germania e Francia. Cosa è successo in questi dieci anni? Tradotto in spiccioli, abbiamo semplicemente vissuto molto al di sopra dei nostri mezzi, strapagato giocatori mediocri, distrutto i vivai, lasciato che gli stadi diventassero fatiscenti e regno incontrastato di criminali più o meno politicizzati. Il tutto condito da sospetti e intrighi culminati nell’ancora aperta vicenda di calciopoli.

Sabato dunque si riparte, e mancheranno all’appello due campioni come Kakà e Ibrahimovic emigrati in Spagna. Decadenza o maggiore attenzione ai bilanci? Se fosse valida la seconda ipotesi, ci sarebbe solo da gioire. Ma la verità è che Milan e Inter si sono piegate al volere dei due calciatori che non ne potevano più di Milano e di squadre perdenti in Europa, mentre i conti sono qualcosa di fastidioso, un dettaglio da non considerare. Basta guardare gli stipendi degli allenatori e dei calciatori: cifre folli, assolutamente fuori mercato, spesso frutto dell’abilità dei procuratori più spregiudicati. Non è un caso che lo stesso Berlusconi parli di salary cap come un Lotito qualsiasi. Strada percorribile? No, almeno per i prossimi anni, cioè finché tutte le squadre non avranno una base solida di giocatori provenienti dai vivai.

Che campionato sarà? Non si prevedono grandi novità. L’Inter, nonostante abbia perso Ibrahimovic, resta la squadra più forte e completa. La Juve ha dato fantasia e consistenza al centrocampo con Diego e Melo, ma ha ancora troppi buchi in organico. Un gradino più sotto, Milan, Roma e Fiorentina. Film già visto, insomma. L’aspetto più interessante è costituito dalla presenza di molti allenatori giovani: da Ferrara ad Atzori, ci si attende qualche novità sul piano del gioco e dello spettacolo che potrebbe compensare una mediocrità generale incontestabile.

Aspettiamoci invece il protagonismo di Josè Mourinho, re incontrastato della comunicazione e della provocazione: sarà lui a mettere pepe e sale in un piatto altrimenti insipido.