Firma No mangia cani. E se India firma No mangia vacche? Farsi i ca…ni propri

Pubblicato il 23 Giugno 2015 15:32 | Ultimo aggiornamento: 23 Giugno 2015 15:34
Firma No mangia cani. E se India firma No mangia vacche? Farsi i ca...ni propri

Firma No mangia cani. E se India firma No mangia vacche? Farsi i ca…ni propri

E’ in corso con grande successo dalle nostre parti una raccolta di firme contro l’abitudine, il vizio, l’orrore cinese di mangiarsi i cani. Dalle nostre parti, Europa e Usa più o meno, tra i popoli civili e civilizzati che mangiano polli, uccelli, ovini, suini, bovini…Ma canidi no, noi non li mangiamo. Ci fa schifo e ci fa senso l’idea e quindi chi mangia il cane deve essere un barbaro che va fermato. Quindi una firma, firma qua. Come si firma contro la pena di morte, l’infibulazione, la tortura…Anzi no, siamo onesti oltre che civili: se dalle nostre parti raccogli firme contro l’infibulazione, la tortura, la pena di morte, raccogli molta meno mobilitazione e inchiostro e orrore e sdegno rispetto al cane bollito, arrosto o in salmì. Quindi una firma, firma qua e il governo cinese, l’Onu, qualche autorità internazionale prenda nota, tenga conto e blocchi l’ignobile pasto.

Bene, e se un milione di indiani (o anche dieci facendo le proporzioni) firmassero una petizione contro i mangiatori di vacche? Cioè noi? Se dieci milioni di indiani cui fa schifo e senso l’idea di mangiarsi un bovino chiedessero al governo italiano, all’Onu, a qualche autorità internazionale di fermare lo strazio della costoletta, lo scempio della cotoletta, l’orrore della bistecca, il volta stomaco della fettina, la crudeltà della polpetta, la spietatezza dell’involtino?

Ma restiamo dalle nostre parti, nelle terre civili dove non si mangiano canidi (felini domestici ogni tanto sì ma non si dice). E se gli irlandesi e gli inglesi che considerano, insieme agli abitanti di alcuni Stati del west americano il cavallo un animale da compagnia, un compagno di vita, firmassero petizione contro le macellerie equine di cui è pieno il Sud Italia?

E se alle firme degli indiani contro i mangia vacche si unissero le firme di molte popolazioni africane che i cani anche loro li mangiano? E insieme le firme di quegli altri mangiatori di cani che popolano quasi tutto il su est asiatico?

E poi chi stabilisce che mangiare un pollo o un agnello è civile e mangiarsi un cane è incivile? Lo stabilisce l’abitudine, la consuetudine, la cultura alimentare. E’ costume, sono uso e costumi. Non valori assoluti, naturali. Di assoluto, naturale e quindi secondo natura mentre l’altro è innaturale e diabolico/malefico nelle abitudini e tradizioni alimentari di un popolo o di un altro non vi è proprio nulla. Ognuno mangia ciò che può è ciò che è stato educato a mangiare, quando c’è. Oggi dalle nostre parti (parti di cibo abbondante) va molto un’idea del cibo come peccato e corruzione, come devianza dalla retta via naturale…L’avessimo raccontata così ai nostri nonni ci si sarebbero mangiati…Infatti quest’idea non è valore né cultura, è solo il riflesso di un’abbondanza mai vista di cibo.

Conta poi la sensibilità, la fraternità, la familiarità con gli animali con i quali letteralmente conviviamo nella stessa casa. Decine di milioni di cani e gatti, partenti, amici, non più animali. E si infila, si intrufola dentro questo grande voler bene ciascuno al “suo” animale la propaganda e suggestione animalista che è altra e diversa cosa. L’animalismo alimentare dei vegani, l’animalismo moralista per cui non si deve mangiare nulla di vivente, la superstizione del terzo millennio per cui se non mangi nulla di vivente non ti ammali e non muori o almeno muori più tardi, l’animalismo psicotico e violento di chi non ha dubbi tra la vita di cento criceti e la salute di un umano, di chi secco risponde prima la salute di un criceto e poi vengono le vite di cento umani.

C’è anche questo, c’è tutto questo in quella raccolta di firme No mangia cani. ed è in fondo ovvio che sia così, ciascuna abitudine e tradizione ama vestirsi da cultura e ciascuna cultura agghindata per l’occasione ama considerare gli altri selvaggi da educare o barbari da redimere. Va così, però sarebbe meglio, saggio, utile e perfino colto che ognuno, almeno a tavola, si facesse i ca…ni suoi.