Capitalismo di relazione? Internazionale e in vendita

di Giuseppe Turani
Pubblicato il 5 Maggio 2015 11:01 | Ultimo aggiornamento: 5 Maggio 2015 11:01
Capitalismo di relazione? Internazionale e in vendita

Capitalismo di relazione? Internazionale e in vendita

MILANO – Giuseppe Turani ha pubblicato questo articolo anche su Uomini & Business col titolo “L’inutile de profundis”.

Renzi va nel tempio del capitalismo italiano (la Borsa) e pronuncia una sorta di elogio funebre del “capitalismo di relazione”, dicendo che è ora di andare oltre. L’impressione è quella di uno che ha sbagliato funerale di almeno dieci anni: il capitalismo di relazione, cioè, è già morto e sepolto da tempo.

Quel capitalismo, il cui massimo gestore è sempre stato Enrico Cuccia, non era una cattiveria. Era solo un modo per tenere insieme dei gruppi industriali che alla base avevano gruppi familiari, magari ricchi, ma non tanto da sorreggere lo sviluppo delle loro attività. Anzi, sempre in pericolo di perderne il controllo, come è successo con la Montedison negli anni Settanta, scalata dall’Eni.

In quel momento Cuccia doveva occuparsi di Fiat e di Pirelli, nei guai, e fu costretto a trovare un padrone per la Montedison: qualcuno ricorderà che fu lui stesso a scalare la società di Foro Bonaparte (che era sua cliente e che si fidava di lui), suscitando grande scandalo. Il problema era semplicemente che nemmeno Cuccia, con Mediobanca, poteva tenere in piedi contemporaneamente Fiat, Pirelli e Montedison.

Il capitalismo di relazione, cioè, era un modo di essere di un capitalismo povero, senza capitali, gestito da famiglie non sempre all’altezza del compito. Qualcuno forse ricorderà che per decenni i Pirelli hanno controllato la Pirelli grazie alla partecipazione che dentro vi aveva la famiglia Orlando. A loro volta gli Orlando controllavano il loro gruppo grazie ai voti che aveva in mano Pirelli. Si chiamavano “partecipazioni incrociate”.

Uno a cui non piacevano tanto le relazioni, Carlo Pesenti, riuscì a fare di meglio: ficcò il pacco di controllo del suo impero dentro una finanziaria controllata dalla sua capogruppo, un caso unico di masturbazione finanziaria.

Ebbene, tutto questo è finito da tempo. In gran parte per l’arrivo di una legislazione societaria (non più rinviabile) che ha messo la parola fine a queste pratiche Ma anche perché sono apparse sulla scena le banche d’affari straniere, alla disperata ricerca di affari e con zero riguardi nei confronti delle famiglie storiche del capitalismo italiano.

Quel capitalismo quindi è morto da tempo. Ma al suo posto non abbiamo avuto un capitalismo moderno. Abbiamo avuto un capitalismo che si è fatto comprare (e che continua a farsi comprare) da ex-paesi sottosviluppati. Non si sono salvate nemmeno le squadre di calcio.