Coronavirus, un ottantenne si chiede: Quando finirà? Come saremo?

di Carlo Luna
Pubblicato il 27 Marzo 2020 18:44 | Ultimo aggiornamento: 27 Marzo 2020 18:48
Coronavirus, un ottantenne si chiede: Quando finirà? Come saremo?

Coronavirus, un ottantenne si chiede: Quando finirà? Come saremo? (Nella foto Ansa i flash mob al balcone con tricolore e Inno di Mameli)

Mi sono rivolto la domanda più cretina del mondo e non mi consola affatto che molti seguano la stessa mia strada. 

La domanda è: “Quando finirà?”

Non lo sa e non lo può sapere nessuno. 

Al termine di questo “mea culpa” proverò a porre la domanda che per me può essere quella giusta.

Rimaniamo sull’errore. Quando finirà non lo sa il Governo che è arrivato tardi a comprendere la portata dell’evento e affannosamente sta tentando di correre ai ripari. 

E’ di oggi la notizia che l’Istituto Superiore di Sanità aveva avvertito l’Esecutivo di una possibile epidemia nella provincia di Bergamo ma per diversi giorni questo avvertimento non è stato preso con la dovuta considerazione. 

I risultati li conosciamo. Bisognava seguire l’esempio della Corea del Sud che ha avuto un numero di contagiati simile al nostro e solo 139 deceduti. 

Noi abbiamo superato i novemila.

Anche la comunicazione è stata gestita confusamente. Con decreti che si succedevano, annunciati a tarda sera in diretta televisiva, destinati fatalmente ad aumentare il disagio ed a finire nel titolo di apertura dei giornali. 

I moduli di autocertificazione sono cambiati cinque volte nel giro di  pochi giorni, suscitando spesso commenti ironici (“Col quarto modulo verrà fornito un comodo raccoglitore”).

Sottolineo queste critiche confermando che rispettare i divieti, imposti dal Governo anche se giunti tardi e male, è assolutamente doveroso. 

La domanda che ci dobbiamo fare: “Come saremo una volta finita la pandemia, avremo imparato a comportarci meglio?” 

Bisogna farsela per tempo perché non tutti ci saremo, specie se anziani, come chi scrive.

Dovremo chiederci se avremo imparato a rispettarci reciprocamente a prescindere dalle diverse posizioni politiche, ad abbandonare l’odio e accettare il confronto.

E a scegliere chi ci governa in base alla qualità e al livello di preparazione e cultura, apprezzate anche all’estero. 

Il che significa non scegliere chi promette retoricamente l’impossibile o ha approfittato di una situazione fortunata senza possedere queste qualità. 

In estrema sintesi; diventerà l’Italia un Paese serio? 

Sì. È bello ascoltare l’inno di Mameli cantato dai balconi ma, sfrondato dalla componente esibizionistica, rimane un momento di commozione e basta se non seguono comportamenti coerenti.