Democrazia e ambiente, due nobili cause per salvare il Partito Democratico

di Carlo Luna
Pubblicato il 4 gennaio 2019 14:05 | Ultimo aggiornamento: 4 gennaio 2019 14:05
Democrazia e ambiente, due nobili cause per salvare il Partito Democratico

Democrazia e ambiente, due nobili cause per salvare il Partito Democratico

ROMA – Un caro amico dice che è troppo facile e anche ingeneroso criticare il Partito Democratico, come ho fatto più volte da quando, il 19 novembre del 2018, mi sono iscritto. Lo stesso amico aggiunge: “Tu che hai sempre da ridire su tutto e su tutti, che cosa proponi”? Secondo te che dovrebbe fare il PD per recuperare consensi e credibilità”?

Ho risposto che prima di tutto bisogna indicare che cosa il PD non dovrebbe fare, quali strade sbagliate non dovrebbe più percorrere. Dovrebbe azzerare la sterile battaglia interna delle primarie per la segreteria. Non interessa nessuno, tranne gli otto contendenti e il rispettivo “cerchio magico”. Che vinca Zingaretti, Martina, o qualche altro partecipante alla gara distinguendosi per la maggiore o minore disponibilità a collaborare con questo o quell’altro partito non sposta voti e non convince.

A mio modesto avviso il PD può riprendersi se presenta una proposta al Paese in grado di scuotere le coscienze e di indicare una strada assolutamente nuova, capace di coinvolgere i giovani. Un sogno da perseguire.
L’implacabile amico non molla. Mi chiede di chiarire di che sogno si tratta e su quali argomenti deve essere fondato. Rispondo che i principali sono due, entrambi difficili ma affascinanti.

La difesa della democrazia parlamentare dalle crescenti gravi insidie orchestrate da Casaleggio e compagnia grillina ; un impegno forte, irrinunciabile e necessario per preservare l’ambiente, argomento che riguarda soprattutto le giovani e le prossime generazioni.

Perché se non si procede in modo opportuno e veloce nel debellare l’inquinamento, lasceremo loro un Pianeta sempre meno vivibile. Non credo si tratti di due etichette su una scatola vuota, perché su entrambi questi temi si gioca il futuro e se il PD non riesce a raccogliere la sfida, saranno altri a farlo.

La prima battaglia da ingaggiare i dirigenti del PD se la possono trovare già bella che scritta sul contratto di governo giallo verde. Di Maio e Salvini ostentano con la consueta alterigia il loro proposito di ridurre il numero dei parlamentari. Dicono che farà risparmiare soldi, alimentando il disprezzo per la politica (degli altri). Se a questo si collega il vincolo di mandato, con l’obbligo di approvare, pena l’esclusione dal Parlamento, tutte le proposte del governo, siamo sula strada della dittatura.

Deputati e Senatori diventerebbero inutili, voterebbero senza nemmeno aver letto il testo da approvare, com’è accaduto per la manovra economica. Allora, risparmio per risparmio, meglio abolire del tutto il Parlamento e trasformare in Musei o Accademie, Montecitorio e Palazzo Madama.

Nel concitato scontro al Senato si è finalmente levata una voce, quella del senatore Luigi Zanda, che ha denunciato questo sfacciato imbroglio. L’acronimo PD deve dunque cambiare e diventare PROTEGGIAMO DEMOCRAZIA. Questo impegno va coniugato con la difesa dell’ambiente, un grande atto d’amore di noi anziani verso i giovani di oggi e di domani.

Un problema drammatico a livello mondiale. Sostituire le fonti energetiche tradizionali (carbone, metano e petrolio) con quelle rinnovabili è un obiettivo necessario ma difficile e complesso. Alberto Clò, attento studioso che da Romano Prodi fu scelto come Ministro dell’Industria, nel suo prezioso libro afferma alcune verità che devono far riflettere.

Eccone qualcuna. Per sostituire le centrali elettriche alimentate da fonti fossili, i Paesi dell’Unione Europea dovranno investire 600 miliardi di euro; per diventare competitiva e conquistare il 50 per cento del mercato, una nuova fonte energetica non inquinante impiega 30 anni in Europa, 80 negli Stati Uniti e 100 anni nel resto del Pianeta. In Italia le rinnovabili hanno raggiunto l’1 per cento nel 2008.

La strada è dunque lunga e costosa. Come sarà possibile raggiungere quest’obiettivo e dove trovare le indicazioni necessarie? Papa Francesco, nella sua vibrante Enciclica, ha scritto che “l’ambiente è un bene comune”. “Questa sorella – ha proseguito- protesta per il male che le provochiamo, a causa dell’uso irresponsabile e dell’abuso dei beni che Dio ha posto in lei. Siamo cresciuti pensando che eravamo suoi proprietari e dominatori, autorizzati a saccheggiarla. La violenza che c’è nel cuore umano ferito dal peccato si manifesta anche nei sintomi di malattia che avvertiamo nel suolo, nell’acqua, nell’aria e negli esseri viventi. Per questo, fra i poveri più abbandonati e maltrattati, c’è la nostra oppressa e devastata terra”.

E’ un problema assolutamente prioritario e una forza politica di sinistra potrebbe dare un contributo essenziale per trasformare la “transizione energetica” in “transizione culturale”, invitando i cittadini a modificare profondamente gli stili di vita e di consumo. Ne consegue che l’obiettivo dell’economia non è e non deve più essere la crescita continua ma il risanamento del Pianeta. Ecco dunque due nobili campi di battaglia da predisporre per far ritrovare a un grande partito della sinistra, come dovrebbe essere il PD, credibilità, entusiasmo e consenso.