Di Maio battistrada di Salvini: vincolo di mandato, come Mussolini e Hitler, Beppe Grillo lo fermi

di Carlo Luna
Pubblicato il 28 Novembre 2019 15:36 | Ultimo aggiornamento: 28 Novembre 2019 15:36
Di Maio battistrada di Salvini: vincolo di mandato, come Mussolini e Hitler, Beppe Grillo lo fermi

Di Maio battistrada di Salvini: vincolo di mandato, come Mussolini e Hitler, Beppe Grillo lo fermi (Ansa)

Arriveremo a subire Matteo  Salvini istallato a Palazzo Chigi come presidente del Consiglio? Il rischio c’è non solo per quello che dicono i sondaggi o per l’abilità dialettica del soggetto, ma anche e soprattutto perché i suoi avversari non perdono occasione per favorirlo. Sembrano dare per scontato un esito del genere e puntano a succedergli fra qualche anno. Non comprendono che il leader della Lega una volta sul trono ci resterà per almeno un decennio. Non a caso ha invocato “pieni poteri”.

Andate a rileggervi il contratto 5 Stelle-Lega che ha portato alla nascita del governo Conte 1. Nelle aspirazioni del pervicace Di Maio, indotte dal guru pentastellato Casaleggio, c’è una modifica della Costituzione che all’articolo 67 sancisce che i parlamentari eletti rappresentano l’intera Nazione e non può essere loro imposto un “ vincolo di mandato”. Il Contratto di Governo propone il contrario e cioè che siano inserite “forme di vincolo di mandato”. Se fosse approvata una modifica del genere, la strada del decennio salviniano sarebbe spalancata. Il vincolo di mandato c’era con Mussolini e Hitler e tutti sappiamo com’è andata a finire.

Il panorama politico induce a un motivato pessimismo. Il partito democratico, che si è ritrovato al Governo inaspettatamente, si è subito diviso in tre tronconi. Il più consistente sta con Zingaretti, palesemente privo di appeal. il più disinvolto con Renzi, il più piccolo e inutile con Calenda. Gli eredi della sinistra politica passano gran parte del tempo a polemizzare fra loro invece di contrastare la baldanzosa marcia del leader della Lega.

Un caso di scuola è costituito dalla legge elettorale. Su intempestiva pretesa dei 5 Stelle è passata la riduzione del numero dei parlamentari che comporta di ridisegnare i seggi elettorali. Il segretario del PD ha detto sciaguratamente che la nuova legge elettorale deve essere maggioritaria e questo porta inevitabilmente alla vittoria di Salvini. Lo stesso succederebbe se si votasse con la legge elettorale in vigore. L’unica soluzione è una legge elettorale proporzionale con sbarramento al 4-5 per cento che potrebbe portare a una coalizione di centrosinistra formata dai tre spezzoni del partito democratico e dai 5 Stelle. Soluzione molto difficile ma non impossibile che non viene nemmeno presa in considerazione. Appaiono rassegnati e in evidente difficoltà.

Di Maio è stato messo sotto tutela da Grillo che vuole mettergli accanto alcune badanti. Questo tuttavia, non gli impedirà di fare ulteriori errori politici come quello di ricorrere alla cosiddetta piattaforma Rousseau, entrata a sproposito fra le istituzioni della Repubblica. Grazie al cosiddetto Capo politico a ogni tornata elettorale il peso dei 5 Stelle si riduce: se proseguono su questa strada si ridurranno a 2 Stelle, forse una. Ma che aspettano a liberarsene?