Governo: Martina & co. No a Renzi, sì a Di Maio:‎ la sirena della eversione

di Carlo Luna
Pubblicato il 3 maggio 2018 12:20 | Ultimo aggiornamento: 3 maggio 2018 12:20
Governo: minoranza Pd, Martina & co. No a Renzi, sì a Di Maio:‎ la sirena della eversione

Governo: Martina & co. No a Renzi, sì a Di Maio:‎ la sirena della eversione (nella foto Ansa, Martina e Renzi)

ROMA – Sulla crisi di governo ancora irrisolta tutti possono parlare: mi sembra sia un diritto garantito dalla Costituzione. Qualcuno supera la soglia del dissenso (Di Maio), lancia accuse pesanti e viene minacciato (Salvini) da una querela che probabilmente non ci sarà mai. E’ un coro costante, spesso stonato che vorrebbe escludere solo una voce: quella di Matteo Renzi. Dalla fine di aprile quasi ogni giorno ci sono state anticipazioni di Maurizio Martina, segretario reggente del PD, in vista delle riunione della Direzione. Sono fioccate prese di posizione da più parti.

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Ecco un breve florilegio: “Martina: nonostante le differenze discutiamo i temi”(25 aprile). “I giovani PD per l’intesa con M5S” (27 aprile).”Martina sfida Renzi :Tavolo con Di Maio, poi voti la base”. Ci sono state le interviste di Lucia Annunziata e del politologo Pasquino, tutte contro Renzi, e la confessione di Gustavo Zagrebelsky che ha definito Renzi “vagamente eversivo. Non hanno suscitato accuse di scorrettezza (ed è stato giusto così) le frequenti dichiarazioni di Cuperlo, anche lui sulla stessa linea. L’indignazione è divampata solo quando Matteo Renzi ha detto in Tv che lui a un governo dei 5 stelle o della Lega non voterà mai la fiducia. Quello che trovo certamente “eversivo”, è la maldestra politica dei “due forni” praticata da Di Maio, che mette sullo stesso piano il centrodestra guidato da Salvini e il partito democratico.

E’ questo specifico punto che doveva suscitare l’indignazione di Martina, Cuperlo e compagnia cantante. E’ mia personale opinione che il pericolo rappresentato dai 5 stelle per il nostro Paese non sia stato ancora valutato a fondo, e con doverosa attenzione. Sostituire la democrazia parlamentare con quella diretta dovrebbe preoccupare tutti. Tanto più che adesso c’è la Rete con la quale è possibile manipolare persone, istituzioni e situazioni. Per comprenderlo basta ripassare i libri di storia che raccontano com’è finita la Repubblica di Weimar. E a quei tempi Internet non esisteva.