Governo, la trappola di Cananea: maggioranze risicate (+7 Lega, +5 Pd). Quando il governo cadrà….

di Carlo Luna
Pubblicato il 24 aprile 2018 6:03 | Ultimo aggiornamento: 23 aprile 2018 23:43
Governo, la trappola di Cananea: maggioranze risicate (+7 Lega, +5 Pd). Quando il governo cadrà....

Governo, la trappola di Giacinto Cananea (nella foto). Le maggioranze saranno risicate +7 per un governo M5s – Lega, +5 col Pd. Quando cadrà sarà colpa degli altri. Elezioni e M5s uber alles

Hanno lavorato in fretta guidati dal professor Giacinto della Cananea. I tempi lo richiedono e l’obiettivo, una astuta trappola nella quale i 5 stelle sperano di far cadere la Lega o  il PD, è pronta. Per i grillini è indifferente chi abboccherà. Sarà per questo che  Luigi Di Maio, nell’annunciare lo straordinario evento, si dichiara “commosso e orgoglioso”.

Il gruppo Cananea [Giacinto della Cananea ha un curriculum di tutto rispetto, molto rispettabile, un background di grande prestigio. Era l’allievo preferito di Sabino Cassese, è professore ordinario di diritto amministrativo a Tor Vergata e componente dal 2014 del consiglio di presidenza della Corte dei conti: quanto durerà con i grillini?] ha messo a confronto le posizioni dei 5 stelle con quelle dei leghisti e dei democratici e mette le mani avanti. ”Il punto di fondo – avverte –  è chiaro: le divergenze, che si sono ampiamente manifestate ben prima della campagna elettorale, riguardano temi e problemi tra quelli più rilevanti per l’azione dello Stato, all’interno e all’esterno, e sono quindi tali da rendere ardua la formazione di un governo coeso”.

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Cananea e i suoi potevano limitarsi a questa affermazione, del tutto oggettiva, e concludere allegramente e senza fatica  l’incarico affidato loro. Invece hanno sfornato 13 pagine di forbite chiacchiere per nascondere  la trappola.

I 5 stelle vogliono un governo blindato con un solo interlocutore  da mettere sotto accusa al primo flop in una votazione al Senato. Hanno escluso di accordarsi con la coalizione di centro destra chiedendo la messa al bando di Berlusconi (che ha risposto con la  consueta  eleganza prospettando loro un impiego non rilevante nei servizi del gruppo Mediaset) perché a Palazzo Madama avrebbe contato su 249 voti su 320. Un largo margine.

L’accordo con la Lega avrebbe invece  un margine esiguo (7 voti), quello con il Partito democratico ancora di meno (5 voti). Non a caso il documento conclude proponendo “un comitato di conciliazione” paritetico che, a mio avviso, sarebbe impegnato quasi tutti i giorni.

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