Grillo e Di Maio fanno come quei tali… di Pisa: fingono di litigare di giorno, ma di notte…

di Carlo Luna
Pubblicato il 23 ottobre 2018 7:22 | Ultimo aggiornamento: 22 ottobre 2018 18:47
Grillo e Di Maio fanno come quei tali... di Pisa: fingono di litigare di giorno, ma di notte...

Grillo e Di Maio fanno come quei tali… di Pisa: fingono di litigare di giorno, ma di notte…

ROMA – Beppe Grillo è ormai un comico solo per modo di dire. Mescola abilmente battute di spirito a sortite politiche dirompenti, che fanno sempre breccia nei dirigenti e nei seguaci del Movimento 5 stelle. L’ha fatto anche al raduno domenicale al Circo Massimo, provocando risate ma soprattutto ottenendo consensi e applausi. Non poteva che andare in questo modo giacché Luigi Di Maio l’aveva appena presentato al pubblico con queste sdolcinate parole: “E’ il padre di tutti noi”.

I dirigenti del M5S hanno preso le distanze dall’attacco brutale di Grillo al Capo dello Stato. La mia convinzione è che seguano un copione preciso, quello di quei famosi tali…di Pisa che “di giorno litigano e di notte agiscono insieme”. Attaccando Mattarella, Grillo non mirava al sostegno ufficiale del Movimento ma a porre sul tappeto quest’argomento, nel tentativo di intimidire il Capo dello Stato.

Grillo ha sul groppone un’accusa di vilipendio a Giorgio Napolitano per aver detto che “non doveva dimettersi ma costituirsi”. La denuncia risale a quattro anni fa e ora, ha detto, “rischio di andare in prigione”. Seguiremo questa vicenda con grande attenzione.

Non potendo rimproverare Mattarella, che nella gestione della crisi ha rispettato scrupolosamente quanto previsto dalla Costituzione, il comico attacca il documento fondamentale della nostra Repubblica, sostenendo che bisognerebbe “togliere i poteri al Capo dello Stato”. Perché presiede il Csm, è capo delle Forze Armate e “non è più in sintonia col nostro modo di pensare”. Grave colpa non essere sintonizzati col Padre di tutti i grillini.

Paolo Mieli sul Corriere della Sera ha scritto che Grillo ha parlato “con toni che non si sa fino a che punto possano essere presi sul serio”. Non sono d’accordo e c’è un precedente che porta a una conclusione molto diversa. Risale al 27 maggio scorso, quando fu bloccata dal Quirinale la nomina di Paolo Savona al Ministero dell’Economia. Di Maio, furioso, dichiarò che la scelta di Mattarella era “incomprensibile” e annunciò che avrebbe chiesto la messa in stato di accusa, l’impeachement, come prevede l’articolo 90 della Costituzione . Un’iniziativa gravissima che fu approvata da Giorgia Meloni (che bramava di far parte del nuovo governo), immediatamente bocciata da Lega e Forza Italia e condannata da tutto il Partito Democratico.

Per questo ritengo che Grillo e Di Maio siano una versione a 5 Stelle dei suddetti tali di Pisa. Non credo che Mattarella rimarrà sconvolto da questa sgangherata presa di posizione. Per fortuna l’attuale Capo dello Stato ha un curriculum senza macchie, e una fermezza e una tenacia invidiabili. I pisani pentastellati se ne facciano una ragione: “Non praevalebunt”.