Lettera di Aldo Moro ai big della Dc: per me come per Sossi scambio di ostaggi, altrimenti sarà una brutta fine

di Carlo Luna
Pubblicato il 13 Giugno 2021 15:38 | Ultimo aggiornamento: 8 Giugno 2021 19:54
Lettera di Aldo Moro ai big della Dc: per me come per Sossi scambio di ostaggi, altrimenti sarà una brutta fine

Lettera di Aldo Moro ai big della Dc: per me come per Sossi scambio di ostaggi, altrimenti sarà una brutta fine

MORO PREANNUNCIA

“UN CICLO TERRIBILE

SENZA VIA D’USCITA”

Di Carlo Luna

Moro scrive ai vertici della DC. Il 4 aprile 1978 arrivò ai big della DC una lettera. I destinatari erano Zaccagnini, segretario del partito, Piccoli e Bartolomei capigruppo alla Camera e al Senato, Galloni e Gaspari vice segretari, Fanfani presidente del Senato, Andreotti Presidente del Consiglio, Cossiga Ministro dell’Interno.

Nella lettera Moro annunciava ufficialmente la decisione di passare all’offensiva contro i vertici del suo partito.

 I destinatari della lettera venivano invitati ad abbandonare la posizione contraria alla trattativa con le Brigate Rosse, senza curarsi del no dei comunisti, ampiamente prevedibile.

In caso contrario i guai per i democristiani sarebbero aumentati a dismisura, con l’inizio di un periodo, o meglio “un ciclo più terribile e parimenti senza sbocco”. 

Fu poi recapitata una nuova lettera il 20 dello stesso mese, inviata a Zaccagnini ma diretta a tutta la DC in modo “formale e solenne”. Il prigioniero usava parole e espressioni di totale disprezzo senza risparmiare nessuno e mettendo in rilievo l’indifferenza e il cinismo dei suoi ex compagni di partito.

Un “tremendo problema di coscienza” incombeva sui dirigenti democristiani. Moro a questo punto denunciava che la sua scorta era stata, per ragioni amministrative“ del tutto al disotto delle esigenze della situazione”. Una accusa pesante a Cossiga.

Rinnovava poi la sua richiesta chiedendo se non fosse possibile “dare con realismo alla mia questione l’unica soluzione positiva possibile. Prospettando la liberazione di prigionieri di ambo le parti, attenuando la tensione nel contesto proprio di un fenomeno politico.”

Moro al suo partito: “Se altri non ha il coraggio di farlo, lo faccia la D.C.”.

Moro rendeva noto che le sue idee sul comportamento da tenere in casi del genere, le aveva comunicate a Paolo Emilio Taviani per il rapimento di Mario Sossi e a Luigi Gui quando fu esaminata la legge contro i rapimenti. Gui confermerà, Taviani no e Moro gli risponderà per le rime.

Sossi era un magistrato di destra che nelle manifestazioni di protesta veniva minacciato dai brigatisti che scandivano a gran voce: “Sossi fascista sei il primo della lista”. Fu rapito da un commando di 20 terroristi, organizzati militarmente con 7 auto e un furgone.

Moro e il rapimento di Mario Sossi

Li comandavano Alberto Franceschini e Mara Cagol. Chiedevano la liberazione di brigatisti arrestati. La ottennero fra le polemiche e il magistrato genovese tornò a casa incolume il 23 maggio 1974. Per Moro costituiva un precedente che poteva giovargli. Non se ne fece nulla.

Pochi giorni dopo Moro scriverà una delle lettere più belle e commoventi. Era divisa in due parti. Nella prima ricordava i tempi felici della sua militanza democristiana. Nella seconda confermava l’amarezza per il tradimento degli amici e le sue drammatiche previsioni sul futuro della DC. Tutte vere. La leggeremo nella prossima puntata.

(10-continua)

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